Segni e sogni nel Grande Viaggio di Giuseppe Cederna

Non si può definire questo bel libro di Giuseppe Cederna (Il Grande Viaggio, Feltrinelli) “solo” un resoconto di viaggio: è di più. Molto di più. Tutto confluisce in questo suo Grande Viaggio: amicizia, infanzia, luoghi, incontri, persone; tutto ciò che fa quotidianamente parte della vita viene percepito e vissuto intensamente durante il cammino per raggiungere le sorgenti e le confluenze del Gange nell’India del Nord, per poi esserci donato in parole. Proprio a pochi giorni dalla partenza i tre compagni di viaggio, Giuseppe, Gianpiero e Alberto hanno la fortuna di incontrare in un locale di Roma lo scrittore indiano Amitav Ghosh, appena giunto da New York. Amitav che aveva conosciuto Cederna in precedenza durante un festival di cinema, aveva informato lo scrittore italiano del suo arrivo a Roma con una breve lettera in cui gli esprimeva il desiderio di rivederlo. Appena in tempo prima della partenza già prevista per l’India. Giuseppe Cederna lo scrive chiaramente «Amitav è un segno». Grazie a questo incontro i tre amici ricevono i nominativi delle prime due persone da incontrare una volta arrivati a Delhi che li aiuteranno ad affrontare il viaggio.

il grande viaggioLa scrittura di Cederna è chiara, coinvolgente: descrive i luoghi e le persone, soffermandosi sui dettagli per rievocarne l’atmosfera; ci viene descritto l’Albergo delle Buone Cose, un Hotel che è quasi una galleria d’Arte; l’Indian International Centre, il punto di ritrovo per leggere, assistere a spettacoli e concerti «tra i filari di rose e le folte siepi di ibischi e buganvillee»; il Devdar Woods Hotel di Landour, l’albergo dei boschi di cedro, forse un tempo bello, adesso dall’apparenza un po’ abbandonata, in cui fanno l’incontro di Mara da Mestre, che soggiorna già da più di un mese in questo Hotel perchè sta frequentando un corso di hindi puro presso la Language Landour School.

Fra le letture che Cederna porta con sé durante questo viaggio, versi di Rilke e Leopardi, Il leopardo delle nevi di Peter Matthiessen, Una messa alle sorgenti del Gange di Henry Le Saux e Il Libro dei Morti tibetano.

Al racconto del viaggio, forte e denso di immagini e odori, vengono alternati i racconti di sogni che arrivano dal profondo, riemersi e sollecitati dalle suggestioni diurne. Il papà di Cederna è una figura che ricorre spesso, un ricordo vivo e commovente. Emozionante il suo tentativo onirico di raggiungerlo, ma è sempre troppo tardi. Un’ altra compagna di questo grande viaggio, sempre nell’ombra perché il pellegrinaggio possa compiersi, attende Cederna al termine dell’avventura, così come avevano concordato all’ inizio del libro. Sarà però una dolorosa sorpresa e nel contempo la scoperta del vero significato  di questo Grande Viaggio.

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