Il poeta Rainer Maria Rilke a Firenze

Il soggiorno fiorentino di Rilke è stato accuratamente descritto in un diario ( Diario Fiorentino, edito in Italia da Rizzoli, a  cura di Giorgio Zampa) che egli volle redigere per la sua amata Lou Andreas-Salomè, l’amica e amante che gli aveva consigliato questo viaggio, il primo davvero importante fra i tanti che avrebbe compiuto negli anni a seguire. Era la primavera del 1898 e Rilke aveva ventitré anni.  La permanenza a Firenze non fu particolarmente lunga, durò poco più di un mese ma fu decisamente intensa. Rilke esplorò tutto, dalle gallerie alle chiese, dai palazzi ai musei, evitando però un resoconto dettagliato nel suo diario. Del resto lui stesso aveva scritto all’amica Lou: «Tu non ti aspetti da me una guida per viaggiatori, una raccolta completa, priva di lacune, cronologicamente disposta, nevvero?». Fra le prime pagine del diario troviamo la descrizione della casa in cui abitò: una stanza con una spaziosa terrazza di cui il poeta fu assolutamente entusiasta: piccoli fiori gialli, viole e rose gialle (l’attenzione di Rilke per i giardini e i fiori è nota); un paesaggio ampio e caldo, suggestivo in qualsiasi momento della giornata senza dimenticare le sensazioni notturne: «finché il silenzio si copre di stelle e la luce soave mitiga di nuovo ogni cosa con la sua dolce tenerezza. La quiete crescente colma di sé come un fiume profondo strade e piazze e tutto dopo breve lotta vi scompare dentro: e alla fine è vivo solo un colloquio, uno scambio di domande e di oscure risposte, un vasto fremito che si completa: l’Arno e la Notte». La suggestiva dimora fiorentina di Rilke  si trovava al terzo piano della pensione Benoit, sul Lungarno Serristori al numero 13 (Giorgio Zampa ci fa sapere che oggi il numero civico è mutato in 25).

L’importanza del soggiorno fiorentino sta proprio nella maturazione che avviene in Rilke: come scrive Giorgio Zampa nella prefazione «il Florenzer Tagebuch può considerarsi il bozzolo da cui si sviluppò una delle più ricche liriche del secolo». Non mancano acute osservazioni riguardo Firenze e l’Italia: «Il primo giorno che fui a Firenze, dissi a qualcuno: «Crescere in mezzo a queste cose, diventare uomini in mezzo a questo splendore, deve produrre anche sul popolo più oscuro singolari effetti educativi. Una certa bellezza, un sentore di grandezza, debbono pure raggiungerlo in fondo alla sua fatica e povertà, e poi crescere insieme con altre sue caratteristiche». Poco dopo, deluso, aggiunge: «E’ stato sempre così. L’arte procede da  solitario a solitario, in alte campate al di sopra del popolo». Rilke invita ad osservare e scrive: «Un manuale sull’Italia che volesse introdurre al gusto, dovrebbe contenere una sola parola e un solo consiglio: «Guarda!» Chi possiede una certa cultura, deve cavarsela con questo avviamento. Non acquisterà una serie di cognizioni, non saprà se la tale opera è dell’ultimo periodo dell’artista o se in essa si fa sentire «la maniera larga del Maestro»; ma riconoscerà una pienezza di volontà e di forza, prodotta da nostalgia e da timore, e con questa rivelazione diventerà più grande, migliore, più grato». In effetti il soggiorno fiorentino portò presto i suoi effetti che Rilke stesso volle così descrivere: «Pensavo, vedi, che sarei tornato con una rivelazione su Botticelli o su Michelangelo. Porto con me, invece, solo un annuncio – riguardante me stesso, e le notizie sono buone».  Un viaggiatore oltre ad essere Poeta, che seppe riconoscere al viaggio il merito di portare alla scoperta di sé più che dei luoghi.

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