Hermann Hesse e le farfalle di Kuala Lumpur

Nel settembre del 1911 Hermann Hesse intraprese un viaggio in Asia poi descritto nel suo volume Dall’India pubblicato nel 1913. Era un viaggio che attendeva da molto tempo  per riscoprire i luoghi dove i suoi nonni e genitori avevano operato come missionari ma non si rivelò all’altezza delle sue aspettative, pur continuando a riconoscere «che lo spirito europeo è in declino e ha bisogno di tornare alle sue fonti asiatiche». Frutto di questo viaggio fu soprattutto una delle sue opere più fortunate, il romanzo Siddharta (1922). Furono molteplici le tappe di questo viaggio durato circa tre mesi e fra le varie città visitate HESSE-H_farfalle1ricordiamo la capitale malese Kuala Lumpur. Due pagine dedicate a questa sua visita in cui traccia un breve ritratto della stazione ferroviaria «nuova distinta, nivea, in stile moschea» da cui ricava la prima impressione della città: «eleganza, agiatezza, solidità». Ancora oggi l’edificio della stazione trasmette queste sensazioni.Altra tappa fondamentale è la visita delle grotte di Batu, oggi come allora meta turistica d’obbligo; Hesse ne è fortemente suggestionato: «due ampie grotte stupende, specie la prima, la più grande, assolutamente fantastica, alta ben 35 metri, con enormi stalattiti simili a sculture grottesche […] Grotta da Flauto Magico, sulle pareti nomi di visitatori ingenui come noi, tra cui iscrizioni cinesi molto belle artistiche». Ma l’esperienza più importante di questo suo breve soggiorno a Kuala Lumpur riguarda la sua passione per le farfalle, interesse dimostrato anche dalla pubblicazione di due testi, Frammenti del creato. Riflessioni, racconti, poesie sulle farfalle (Mondadori, 2013) e Farfalle (Nuovi Equilibri, 1985) da cui abbiamo tratto queste parole dello scrittore: «mi capitò addirittura ciò che non avrei mai creduto possibile, che io cioè dovessi viaggiare attraverso grandi mari, scendere sulle calde spiagge straniere, percorrere, penetrando foreste tropicali, fiumi popolati di coccodrilli, e osservare le farfalle tropicali, vive, nel loro ambiente.  Lì si realizzarono molti sogni infantili e, avverandosi, molti di essi hanno perduto sapore. Ma non si affievolì l’incantesimo delle farfalle; questa porticina verso l’indicibile, questo soave e facile sentiero verso lo “stupore” raramente mi ha abbandonato.  Fu a Penang che per la prima volta vidi in volo, vive, delle farfalle tropicali, a Kuala Lumpur per la prima volta ne catturai alcune e a Sumatra vissi un breve periodo, molto bello, sul Batang Hari, dove di notte sentivo rumoreggiare sulla giungla temporali selvaggi e di giorno scorgevo nelle radure della foresta librarsi le farfalle sconosciute, con il loro incredibile oro e verde, con i loro colori da pietre preziose».

Ed in effetti, lette queste sue affermazioni, nelle scarne pagine dedicate a Kuala Lumpur (da intendersi in effetti come una sorta di diario, dei brevi appunti di viaggio), possiamo proprio riconoscere un paio di gioiosi riferimenti: «giardino pubblico, molto bello, ricco di aiuole fiorite, pieno di farfalle. Ne catturo qualcuna anche se stamattina andando in risciò, mi si è rotto il vaso» e visitando le grotte di Batu, all’interno vi scova delle farfalle azzurre. L’entusiasmo di Hesse per questa parte del Creato e del mondo visibile è sintetizzato in questa  felice affermazione: «Bisogna essere ciechi o estremamente aridi se alla vista delle farfalle non si prova una gioia, un frammento di fanciullesco incanto, un brivido dello stupore goethiano». Per questo ci piace pensare che il suo breve soggiorno a Kuala Lumpur sia stato davvero un po’ speciale.

Le citazioni sono tratte dai seguenti testi di Hermann Hesse:

Farfalle (Nuovi Equilibri, 1985); Dall’India (Mondadori, 1990).

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