Parole d’Amore al tempo dei Faraoni

Tempio di LuxorI componimenti risalgono al Nuovo Regno (1550 – 1080 AC), un’epoca d’oro per la civiltà egizia, quasi contemporanea alla greca micenea (1550 – 1305 AC).I poemi presentati qui sono testimonianze di testi scritti in ieratico (corsivo), delle due ultime dinastie, quando l’impero egizio era ormai in fase calante.I documenti dai quali sono stati tratti sono il papiro Harris 500 della XX dinastia, un vaso in frammenti del Cairo della IXX o XX dinastia, il papiro di Torino della prima parte della XX dinastia ed il papiro Chester Beatty I della XX dinastia. La raccolta di altri vari testi, “miscellanea”, è conservata in frammenti di ostraca e di papiro della XX dinastia.Non si sa nulla della precisa ambientazione dalla quale scaturirono questi componimenti se non che i ragazzi e le ragazze che parlano, apparentemente, sembrano essere fanciulli di non più’ di 13 o 14 anni. Gli appellativi “Fratello” e “Sorella” sono puramente termini di tenerezza ed affetto all’interno dei componimenti poetici e non implicano nessuna relazione di sangue. In ogni caso, coloro che composero questi versi, sicuramente, non erano alle prime armi, in quanto proprio l’apparente semplicità di questi versi sottintende una sofisticata maestria artistica.I componimenti possono essere stati delle liriche per canti da suonare durante banchetti come quelli che si vedono nei dipinti delle tombe egizie, dove le donne sono sedute liberamente accanto agli uomini, o talvolta sono ai lati opposti della stanza. Il cibo è disposto sontuosamente sulle tavole e dei servitori offrono cibo, vino e portano dei coni di unguenti profumati sui loro capi. I musicisti, che durante il Nuovo Regno erano donne piuttosto che uomini, suonano arpe, lire, liuti, clarinetti e oboe mentre altre danzano, fanno acrobazie o, più pacatamente, cantano le loro melodie. Le donne ospiti indossano abiti di lino bianco a pieghe con elaborate parrucche e sono finemente truccate. Il colore applicato al contorno dei loro occhi, spesso menzionato nelle liriche, era sia il verde che il nero, sebbene il kajal nero fosse più in voga durante il Nuovo Regno. Tra i reperti sopravvissuti dell’ antichità ci sono campioni di parrucche, abiti di lino e molte scatole per trucchi e relativi utensili come quelle raffigurate nelle pitture delle tome e riportate nelle liriche qui tradotte. Le liriche d’amore rispecchiano le pitture delle tombe egizie anche in altri modi: alludono a significati intrinsechi della pesca, della caccia alla selvaggina, delle piante, degli alberi e ai colori stessi utilizzati nelle pitture. Il rosso del quarzo diaspro, il verde della malachite e del quarzo feldispato, il blu dei lapislazzuli. I pittori delle tombe egizie avevano una gamma di base dei colori da utilizzare derivati dai minerali della zona stessa: il bianco (dal gesso), il nero (dal carbonio), il rosso (dall’ossido di ferro), il blu (un composto di silice, rame e calcio), il verde (dalla polvere di malachite, un minerale grezzo), il giallo ocra (varietà dell’ematite, o durante il Nuovo Regno, un solfato derivato dall’arsenico); mischiando questi colori, i pittori erano in grado di produrre colori secondari come il grigio, rosa e marrone. I poemi di questa collezione (un estratto), dovrebbero, nella loro innocente sensualità, cancellare l’errata opinione generale che il popolo degli antichi egizi fosse tetro ed ossessionato dall’idea della morte. Niente è più falso di questa convinzione. Fin dall’inizio della loro identità come popolo, la loro scrittura geroglifica abbonda con segni di animali, piante e uccelli che attestano il loro amore e diletto per la fecondità della natura della valle del Nilo. Questi segni erano sicuramente, in origine, emblemi delle creature stesse rappresentate, ma il loro utilizzo come fonemi e determinativi, squisitamente scolpiti e dipinti, rivela la gioia degli egizi per la flora e la fauna del loro ambiente circostante.

In generale, le pitture “paradisiache” delle tombe egizie, con il loro panorama di vita terreste così colorato e raffigurato, sono una preparazione alla morte di chi poteva permetterselo ma anche una manifesta dichiarazione del loro desiderio di continuare a vivere. Gli antichi nobili egizi e i re desideravano pescare, cacciare, bere, mangiare e ubriacarsi per tutta l’eternità.

Liriche dal Papiro Harris 500:

Una fanciulla cerca di trattenere l’amante che vuole allontanarsi per andare a pranzo:

Tu sei con me e tu fai che il

cuore si esalti quando cerchi

di accarezzare le mie gambe, allora

il mio seno freme…

 Ma tu vuoi partire perché pensi

a mangiare? Sei fino a questo punto

schiavo del tuo ventre?

Vuoi partire perché vuoi dei panni da indossare?

Ho un panno di lino.

Vuoi andare perché hai sete?

Prendi dunque per te i miei seni,

il cui il latte che fluisce ti disseterà. Meglio

un giorno nell’abbraccio di mia madre

che dieci mila miriadi…

E’ sacro il giorno della nostra unione.

Possa esso durare in eternità.

Una fanciulla si riferisce al suo amato:

 Il tuo amore è mescolato alle mia membra

come il miele mescolato con acqua

come la mandragora mischiata con la gomma della resina

o la miscela della farina con il sale.

Sbrigati a visitare tua sorella

come un destriero corre al campo di battaglia,

come un…

alle sue piante…

mentre il paradiso ti aspetta

come quando all’arrivo di un soldato, mio amore.

Un fanciullo alla sua amata:

Le piante della palude confondono:

la bocca di mia sorella è un fiore di loto,

i suoi seni mandragore,

le sue braccia membra di un albero,

le sue…

il suo capo una trappola d’amore in legno

e io sono l’oca che vi è andata.

Di corda è il mio…

i suoi capelli sono l’esca nella rete

che mi ha intrappolato

Liriche dal Papiro Harris 500, Fiori degli amanti:

 Piante di portulaca sono là.

Il mio cuore è in armonia con te

e faccio per te ciò che esso vuole.

Che io possa essere tra le tue braccia,

è la preghiera che trapela dai mei occhi!

Il contemplarti illumina i mei occhi

mentre ti sono vicina.

A rivedere il tuo amore, padrone del mio cuore.

E’ bella la mia ora

se essa si prolunga per me in eterno

fintanto che io giaccio con te.

Riprenditi, cuore mio, nel dolore e nella gioia,

non abbandonarmi!

 Dai canti d’amore del Cairo, una delle liriche più erotiche:

 Oh mio Dio, mio Signore, t’accompagno.

fai dolce l’andarsene verso la riva,

verso i fiori di loto…

fai dolce il discendere nell’acqua

per fare il bagno davanti a te.

Lascio vedere la mia bellezza,

in una veste di bisso finissimo,

impregnato di essenza profumata,

intinto nell’olio odoroso.

Entro nell’acqua con te,

E, per amor tuo, esco tenendo un pesce rosso.

E’ tranquillo fra le mie dita,

lo depongo sul mio petto.

Oh mio amato, vieni e guardami.

O ancora Lui che attende l’amata:

Così è venuto il tempo di preparare il letto.

Servitore, ti dico:

“metti del bisso per il suo corpo,

un letto per lei di lino regale.

Sta’ attento di usare della biancheria ricamata,

cosparsa d’essenza profumata”.

Lui che attende l’arrivo dell’amata con l’arrivo della notte:

Mia sorella deve venire da me,

il mio cuore è pieno di gioia.

Apro le braccia

perché possa abbracciarla.

Il mio cuore nel mio petto

è così felice come un pesce rosso

che nuota nello stagno.

Oh notte, tu sei mia

per sempre, perché mia sorella

deve arrivare con amore a me.

Ancora lui:

Io l’abbraccerò.

Le sue braccia sono ben aperte.

Io sono come un uomo che torna dalla terra di Punt.

E’ come la pianta misy

Che diventa una medicina

la sua fragranza è un balsamo.

Dall’ostraca del Cairo 25218:

Ti amo durante le ore del giorno,

nell’ oscurità,

attraverso le lunghe notti,

quelle ore che io passo con parsimonia, fino al chiarore dell’alba.

Con la tua immagine io popolo la notte,

e con pensieri di desiderio crescente che vive in me.

Che effetto magico fu la tua voce

nel rinvigorire la mia carne

per le mie membra che ora giacciono

senza riposo nel letto senza di te.

Perciò io supplico l’oscurità:

Dove sei andato, o amato?

Perché sei andato via da colei il cui amore

Può calmare a poco a poco il tuo desiderio d’amore?

Nessuna risposta d’amore

e percepisco chiaramente quanto sono solo.

Dal papiro Chester Beatty I:

Mia sorella è l’unica, senza pari,

la più bella di tutte;

paragonabile a una stella che sorge

all’inizio di un anno felice;

dalla fulgida perfezione e dalla natura splendente;

dagli occhi splendidi quando guardano,

dalle labbra dolci quando parlano,

senza mai una parola di troppo!

Dal collo slanciato, dal petto splendente,

i cui capelli sono autentici lapislazzuli,

le cui braccia risplendono più dell’oro

mentre le sue dita sono come boccioli di loto.

Dai fianchi larghi, dalla vita stretta,

le cui gambe ne mettono in risalto la bellezza,

dal bel passo quando cammina sulla terra,

tanto da rapirmi il cuore con le sue movenze.

lei fa sì che tutti gli uomini

si voltino per rimirarla.

Gioisce chiunque possa abbracciarla

Perché può reputarsi il primo degli amanti!

La si vede uscire,

come lei, l’Unica.

Nota: traduzione libera da “Love Lyrics of Ancient Egypt”, 1994, The University of North Caroline Press, tradotta da Barbara Hughes Fowler.

Per una trattazione scientifica delle liriche si rimanda a “Canti d’amore dell’Antico Egitto”, di E. M. Ciampini, Salerno Editore.

Per leggere e visitare le pitture dell’antico Egitto, visita Luxor e le Tombe private dei Nobili della riva occidentale con  www.slowtraveltoegypt.com

Autore dell’articolo: Daniela Dicasagrande.

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...