I viaggi dei filosofi

Spesso pensiamo che nell’Antichità i filosofi si dedicassero alla loro attività indossando una tunica e restando isolati dal resto del mondo in un bel giardino ma I viaggi dei filosofi, una raccolta di dodici saggi in cui autorevoli studiosi di oggi raccontano i filosofi e gli studiosi di ieri, ci restituisce un quadro più realistico e sorprendente: scopriamo che hanno viaggiato tanto e che hanno  percorso migliaia di chilometri, spesso in situazioni di assoluto disagio e in nome della cultura e della filosofia. Questo bel volume edito da Raffaello Cortina Editore e a cura di Maria Bettetini e Stefano Poggi, ripercorre la storia della filosofia nel segno del viaggio, occasione di scoperta, crescita e arricchimento: filosofida Solone che percorre la Terra per “amore del sapere” a Platone che naviga per raggiungere Siracusa incappando anche nei pirati; da Agostino che dall’Africa del Nord raggiunge l’Italia a Matteo Ricci, straordinario personaggio di cultura e conoscenza che dall’Italia invece parte per raggiungere la Cina, ottenendo il riconoscimento e la stima di un popolo così lontano, culturalmente e  linguisticamente oltre che dal punto di vista geografico. Leggiamo che i viaggi di Leibniz non sono solo alla scoperta delle persone ma con lo scopo di cercare le tracce del passato, «i documenti e i monumenti che permettono al genere umano di organizzare la propria continuità»; fra le varie destinazioni Roma rappresentò la più adatta  per questo suo intento. Il viaggio di Cesare Beccaria e Alessandro Verri a Parigi e le lettere di quest’ultimo al fratello Pietro rimasto in Italia, ci svelano le difficoltà di convivenza fra i due viaggiatori: Beccaria sembra essere dotato di una doppia natura, in pubblico brillante e acuto, in privato lamentoso e scontento desideroso di rientrare il prima possibile in Italia dalla sua famiglia. Al contrario il filosofo Rousseau, soprannominato “Le Voyageur perpétuel”, che aveva dichiarato «la vita ambulante è quella che fa per me», ricordava con grande nostalgia il suo primo viaggio dalla Francia in Italia e negli anni continuava a manifestare la sua attrazione per i viaggi asserendo: «gli spostamenti sono diventati per me bisogni» oppure nelle Fantasticherie: «avevo continuamente bisogno di cambiar posto e non stavo bene da nessuna parte». Dunque «la mobilità come uno dei più appariscenti Leitmotiv della vita di Rousseau», a tal punto che nel 1910 si volle vedere in lui e nelle sue fughe, definite compulsive, una patologia, la dromomania (o Wandertrieb, oppure poriomania). Nell’ultimo capitolo si ripercorrono i viaggi di Nietzsche sino ad arrivare al suo ultimo sfortunato soggiorno a Torino, dove avvenne la sua  personale “catastrofe” e dove la lucidità del filosofo venne definitivamente e tragicamente  meno.

I viaggi dei filosofi è in conclusione un testo scorrevole e piacevole che traccia la storia della filosofia individuando fra i più autorevoli rappresentanti  coloro che assegnarono al viaggio il fondamentale compito e ruolo di diffondere conoscenza e sapere.

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