Capo Verde, le isole della “Sodade” descritte da Orietta Mori

Uto Ughi venne in vacanza a Capo Verde, sull’isola di Sal, e durante il suo soggiorno decise di visitare anche l’isola di Santo Antão; ne tornò entusiasta, paragonando la selvaggia bellezza e i paesaggi mozzafiato dell’isola ad un altro “paradiso” da lui precedentemente visitato, posto però in un altro Oceano e in un altro continente, Bali. Il noto violinista non lo sa, ma il suo giudizio ha influenzato alcune mie scelte e sia Santo Antão che Bali hanno decisamente cambiato la mia vita rivelandosi due destinazioni  magiche, di un incanto davvero speciale.

isole della sodadeÈ passato molto tempo da allora e Capo Verde in questi ultimi dieci anni ha subìto molti cambiamenti trasformandosi definitivamente in una destinazione a tutti nota e accessibile. Il libro di Orietta Mori, Viaggio a Capo Verde – Isole della Sodade (edito da EDT), appartiene ad un’epoca ancora precedente al mio lungo soggiorno lavorativo a Capo Verde in quanto si riferisce ad un viaggio effettuato nel 1995 quando l’unica vera località turistica dell’isola, seppur non ancora nei termini odierni, era Santa Maria, sull’isola di Sal. L’autrice del libro neanche vi soggiornò preferendole il pernottamento a Espargos, il capoluogo dell’isola a pochi chilometri dall’aeroporto; forse questo è l’unico errore commesso durante questo suo viaggio, in cui comunque ha dovuto selezionare le isole da visitare: venti anni fa Santa Maria conservava intatte la sua bellezza e le sue spiagge, una passeggiata anche serale lungo la spiaggia sino al famoso pontile di legno  l’avrebbe “ripagata” della presenza dei turisti che probabilmente preferiva non incontrare.

Ma Orietta Mori ha ben compreso lo spirito delle isole e scrive: «Capo Verde è un posto estremo, ritroso alle facili morbidezze del paesaggio, del clima o dell’esistenza…si combatte con una natura che non offre alcuna risorsa, se non il mare e questa bellezza elementare e aspra che si disegna con una scatola da sei pastelli». Nelle pagine introduttive specifica: «C’è solo un mare pulito, pescoso, di un azzurro profondo che si confonde con quello del cielo; ci sono solo le coste, fatte di dune sabbiose o di scogli imponenti, dove si può anche dimenticare di non essere gli unici a popolare il mondo; ci sono i monti e i boschi dell’interno di alcune isole, la flora lussureggiante della remota isola di Brava – esempio di minuscola bizzarria geologica per la sua struttura, ancorata al fondo del mare con un esile gambo di roccia -, il vulcano dell’isola di Fogo e i suoi vigneti arrampicati sulle pareti nere di lava». Durante il suo soggiorno a Capo Verde Orietta Mori ha visitato in particolare le isole di São Vicente, Santiago e Brava (come dicevamo, a Sal si è fermata solo una notte di passaggio) e delle prime due isole scrive: «Se a São Vicente si respira l’oceano, a Santiago si respira l’Africa. […] Certo non si può pensare di conoscere l’Africa attraverso Capo Verde: l’arcipelago è una periferia del mondo che riecheggia, un anello di congiunzione fra esso e gli altri continenti. Il suo fascino, in fondo, sta proprio lì. Ma da qui, davvero l’Africa appare più vicina: verrebbe da dire, cogliendo una sensazione tanto nitida quanto difficilmente spiegabile, che a Santiago si è già dentro il suo campo magnetico. Arriva fin qui qualcosa della sua complessità, della forza viscerale della sua storia antica come l’uomo, e lo si coglie nel paesaggio, nelle persone, negli infiniti dettagli della vita quotidiana». Di Mindelo, a São Vicente, scrive: «appare all’improvviso, dietro una curva. È una graziosa, piccola città di vecchi edifici chiari, adagiata lungo una baia. Il centro abitato si estende dalla sommità delle colline retrostanti fino alla riva del mare, con una compostezza architettonica che dà piacere allo sguardo. Un ampio viale scende verso il mare e sfocia accanto a un parco dagli alberi inaspettatamente frondosi.[…] Mindelo è un vivace centro di attività commerciali, un punto di transito di merci e idee». Come ricorda la stessa autrice nelle pagine seguenti, proprio a Mindelo, negli Anni Trenta nacquero infatti il movimento culturale e la rivista letteraria “Claridade” che risultarono determinanti per la diffusione e l’assimilazione del concetto di identità nazionale fino a raggiungere nel 1975 l’indipendenza politica. Un altro linguaggio decisivo per la comprensione dello spirito capoverdiano è la musica e l’autrice lo sa bene e scrive: «Sentimenti e traversie, amarezza e sensualità, struggimento e gioia di vivere: ogni tratto dell’esistenza si declina nell’alfabeto dei suoni e prende forma nella varietà delle strutture musicali che le isole hanno ereditato e fatto proprie». A Mindelo la Mori incontra Germano Almeida, politico, giurista, editore e scrittore con cui  si intrattiene parlando della cultura capoverdiana e «del senso di unità che pervade queste isole. Dall’aereo sembrano così sparse, così lontane e differenti. Esiste, invece, un sentimento diffuso e condiviso di appartenenza legato a una storia, a tradizioni comuni». E Almeida sintetizza: «Esiste Capo Verde perché esistono i capoverdiani».

La Mori descrive con semplicità e naturalezza la fragile eppure forte complessità di questi luoghi, isole che intanto si sono trasformate e che hanno perso quella genuinità volentieri descritta dall’autrice perché intanto consapevoli del proprio potenziale turistico;  eppure, nonostante gli anni ormai trascorsi, queste pagine raccontano ancora Capo Verde e coinvolgono il lettore a cui la varietà delle isole non è ancora nota quanto quello che ha già esplorato questa diversità.

Al termine del  libro, l’autrice scrive: «Capo Verde, questo frammento d’Africa estraneo a qualsiasi purezza, in cui l’interesse di colonizzatori e mercanti ha accidentalmente creato un’etnia immune da ogni intolleranza perché contiene tutte le razze, sorta di vocabolario genetico capace di ammansire vinti e vincitori».

7 commenti

  1. L’ha ribloggato su Capo Verde tra sogno e realtàe ha commentato:
    Ho trovato questo libro su Capo Verde. Non posso dare un’opinione perché non l’ho letto. Sicuramente la realtà capoverdiana è cambiata parecchio dal 1995 quando l’autrice ha effettuato il suo viaggio, ma può essere interessante scoprire il punto di vista di questa scrittrice. Resta tra l’altro, una delle poche pubblicazioni in italiano su Capo Verde.

  2. Mi sono permessa di ribloggare l’articolo visto che parecchi appassionati di Capo Verde cercano spesso libri o pubblicazioni che ne parlino. Grazie e complimenti per il sito.

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