Sandra Petrignani nei luoghi di Marguerite Duras

Possedere la passione per i luoghi con l’intima certezza che ripercorrendoli si possa rievocaresandra petrignani una magia del passato; man mano che ci si addentra in questa passione, prende forza la consapevolezza che vederli e viverli per poi descriverli, aiuti a ricostruire le storie  trasmettendo sensazioni profonde, meravigliose, ancora una volta magiche e in grado di indurre entusiasmo, non solo in chi di questi luoghi scrive, ma soprattutto in chi di questi luoghi legge.

margueritePer noi di Luoghi d’Autore leggere i libri di Sandra Petrignani (ricordiamo per esempio La scrittrice abita qui, pubblicato da Neri Pozza) è godere di un viaggio costituito da parole e immagini che nel loro alternarsi raccontano proprio quello che noi stessi avremmo voluto vedere, vivere, raccontare. Il suo modo di esplorare è la ragion d’essere del  nostro blog, per questo non possiamo non rendervi conto della sua ultima pubblicazione, il romanzo Marguerite (edito da Neri Pozza nel 2014, anno in cui si festeggia il centenario della nascita di Marguerite Duras) che ricostruisce la vita della grande scrittrice francese anchemarguerite duras attraverso i tanti luoghi che hanno fatto da scenario alle sue vicende biografiche (in effetti, come la stessa Sandra Petrignani ricorda al termine del romanzo nelle pagine in cui spiega la storia del  suo libro, esiste un bellissimo volume dal titolo Marguerite Duras. I miei luoghi in cui la scrittrice francese si racconta ad una giornalista sua amica, Michelle Porte, che ha poi raccolto e pubblicato queste conversazioni, soffermandosi proprio sui luoghi in cui ha vissuto e ricordando le sue case).

Il racconto di Sandra Petrignani è frutto del grande amore per questa scrittrice francese con il desiderio di comprenderla e riviverla attraverso i suoi luoghi che l’autrice ha personalmente visitato, dalla Francia al Vietnam, spingendosi fino in Cambogia dove Marie Legrand, la mamma di Duras, aveva realizzato il suo fallimentare progetto della risiera. E’ proprio questo il valore aggiunto del libro di Sandra Petrignani, fra i tanti già redatti su Marguerite Duras.

Nel gennaio del 2008 Sandra Petrignani si trova a Parigi e contatta Jean-Outa Mascolo, il figlio fotografo di Marguerite che la invita per il week-end nella casa di Neauphle-le-Château, quella che fu la prima vera casa della scrittrice a tal punto da dichiarare: «L’ho talmente costruita a mia immagine che ho l’impressione che mi appartenga…da prima di me».

Qualche settimana dopo i due si incontrano ancora, sempre in Francia, questa volta nella Capitale: Outa invita Sandra a vedere il suo appartamento in rue de Rennes, «in cui ha trasferito i mobili di rue Saint-Benoît, la casa storica di Duras a Parigi», cercando di riprodurre la stessa disposizione dei mobili della casa precedente.

Hotel-Continental-Saigon-1880Il mese successivo, a febbraio, Sandra Petrignani parte con l’amica Sara Bentivenga per il Vietnam, visita Hanoi, Ho Chi Minh – l’antica Saigon- e si spinge fino in Cambogia, seguendo il Mekong. A Saigon esplora luoghi divenuti oramai leggendari, come Rue Catinat e l’Hotel Continental, l’albergo che ha ospitato gli inviati di guerra (per esempio Tiziano Terzani) e scrittori come Graham Greene che proprio qui, nella stanza 214, scrisse il romanzo Un americano tranquillo (lo scorso anno abbiamo dedicato un post proprio all’Hotel Continental : https://luoghidautore.com/2013/08/21/il-fascino-coloniale-dellhotel-continental-di-saigon/).

A Cholon, la Chinatown di Saigon, l’autrice cerca invano l’atmosfera raccontata nel romanzo L’Amante, piuttosto ritrova lo spirito di Marguerite Duras nel Mekong: «nei rac, nei mercati, nelle canoe leggerissime ritagliate in un unico pezzo di legno, nei bambini scalzi, nella desolazione dei cani scheletrici, nel fluttuare dei giacinti d’acqua sul fiume, quel «fiume largo e bello» che racconta lei […]». Arrivati in Cambogia Sandra ha dei sensi di colpa per avere trascinato l’amica Sara in un viaggio difficile, tortuoso e in un momento di sconforto pensa: «Forse, dopotutto, gli scrittori basta incontrarli nei libri che hanno scritto». Il viaggio in effetti è molto complicato come lei stessa spiega: «Superare i controlli alla dogana è un’impresa lenta per noi come per il corteo di frontalieri carichi di mercanzie, sia a  piedi sia in bicicletta sia nei camion colmi all’inverosimile. […] Il passaggio da un paese all’altro è impressionante, come andare indietro nel tempo. La strada che percorriamo adesso non è asfaltata, una stretta strada di polvere rossa che costeggia per chilometri risaie a perdita d’occhio, seminate di rare capanne in piccole oasi alberate. Poi il paesaggio cambia, i colori si accendono. Palme e banani. Il verde delle foglie, il rosso dell’argilla, il marrone dei tronchi, l’azzurro del cielo. Non più risaie, ma giungla. Capanne di legno e bambù. Come se non esistesse il cemento. Calessi elementari, tirati da uno o due cavalli, qualche motorino scoppiettante, biciclette rudimentali. Se si tolgono i ciclomotori, era questo il paesaggio che attraversavano Marguerite, il fratello, sua madre per andare alla concessione di Kampot. Anche noi, come loro, faremo sosta a Phnom Penh prima di buttarci a sud verso l’Oceano Indiano, che qui confonde le sue acque col Pacifico, nome maestoso e letterario, preferito da Duras per il suo primo grande romanzo». Dopo diverse peripezie e lunghe attese, finalmente Sandra e Sara raggiungono il punto esatto in cui sorgeva il bungalow in cui visse Marguerite: «Non ne è rimasto nulla, soltanto le rovine dei pilastri che lo sorreggevano. Una stele ricorda in cambogiano e in francese, con caratteri a tratti illeggibili per la corruzione del tempo, che qui sorgeva la casa dove abitò Marguerite Duras e che questo posto ispirò l’opera Un barrage contre le Pacifique».

In Agosto del 2008 Sandra Petrignani è di nuovo in Francia, «questa volta nel cuore della Normandia». Un altro appuntamento con Jean-Outa Mascolo per visitare «Ancora una casa di Marguerite, alle Roches Noires, grande spiaggia proustiana. […] Il pellegrinaggio prosegue nella Loira. Il castello di Onzain, dove è vissuta ed è morta Marie Donnadieu, quando è tornata definitivamente in Francia, c’è ancora. E’ diventato un magnifico albergo accanto a un boschetto fiorito di ciclamini». Poi più a sud, a Duras, dopo aver cercato il castello a cui la scrittrice ha “rubato” il nome, Sandra improvvisamente si accorge di non poterne più. Ha dedicato tutto un anno ai luoghi di Marguerite Duras e poi ha sentito la necessità di una lunga pausa.

Ma forse proprio le suggestioni raccolte durante le visite, che tornano piacevolmente nella lettura delle sue pagine, hanno consentito a Sandra Petrignani di realizzare un romanzo (e non un saggio), di immaginare le parole e i pensieri di Marguerite, di trarre ancora una volta «materia di autentica letteratura» dal racconto di vite vere.

Suggeriamo di visitare il blog di Sandra Petrignani:

http://www.sandrapetrignani.it/

Qui di seguito proponiamo un articolo di Sara Bentivegna, amica di Sandra Petrignani e sua compagna nell’avventuroso viaggio in Vietnam e Cambogia alla ricerca dei luoghi di Marguerite:

 http://www.donneuropa.it/cultura-e-spettacoli/2014/06/24/sandra-cercando-marguerite/

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