Simone de Beauvoir: un malinteso a Mosca

In questo racconto di Simone de Beauvoir (Malinteso a Mosca, pubblicato da Ponte alle Grazie) emergono le riflessioni che l’autrice compie sul tema della vecchiaia, ed è questo sicuramente il tema centrale che nella sua produzione torna frequentemente.

Si possono però rintracciare altri temi molto interessanti, persino collegati a quello centrale, che riflettono ancora una volta il pensiero di Simone de Beauvoir: qui ci soffermeremo soprattutto su alcune riflessioni legate alla lettura e al mondo del viaggio che vengono espresse da André e Nicole, i due personaggi principali, durante il loro soggiorno di circa un mese a Mosca.

Il racconto, forse perché troppo autobiografico è stato scartato e modificato sino a confluire in un altro testo, perdendo leuntitled caratteristiche di questa stesura che l’autrice non ha mai voluto pubblicare. Questa redazione del testo è apparsa per la prima volta solo nel 1992, come ci spiega Isabella Mattazzi nella postfazione, sulla rivista universitaria «Roman 20-50», circa 27 anni dopo la sua stesura.

Proprio il sospetto che sia troppo autobiografico rende ancora più interessanti alcune osservazioni dei personaggi che rispecchiano probabilmente pensieri, convinzioni, abitudini dell’autrice o del suo compagno, il filosofo e scrittore Jean-Paul Sartre con cui Simone de Beauvoir condivise anche molti viaggi in Russia. Riguardo alla protagonista femminile, Nicole, l’autrice spiega: «Rileggere l’annoiava. Ci si ricorda man mano, o almeno se ne ha l’illusione. Veniamo privati di ciò che fa la gioia di leggere: quella libera collaborazione con l’autore che diventa quasi una creazione». Anche visitare luoghi già conosciuti annoiava Nicole, in particolare viene spiegato: «Rivedere. C’era stata un’epoca, verso i quarant’anni, in cui questa cosa la incantava. Prima no, aveva sete di novità. Adesso anche. Così pochi anni ancora da vivere: passeggiare giorno dopo giorno sulla Piazza Rossa era tempo perso. Era magnifica: che choc tre anni prima. E quest’anno ancora, il primo giorno. Ma ormai Nicole la conosceva troppo. Era questa la grande differenza tra il primo viaggio e quello attuale. Nel ’63, tutto era nuovo; questa volta, quasi nulla. Da lì veniva probabilmente questa leggera delusione».

simoneRiguardo alle sensazioni provate da André, al suo arrivo a Mosca, leggiamo: «La strada odorava di erba fresca, flottiglie cariche di tronchi galleggiavano lungo la Moscova e André sentì salire dentro di sé quell’emozione che per lui era il sale della vita stessa: cominciava un’avventura che nello stesso tempo lo esaltava e lo riempiva di spavento, l’avventura della scoperta. […] Gli sembrava che la verità della sua esistenza e la sua stessa verità non gli appartenessero: stavano oscuramente sparpagliate attraverso la terra intera; per conoscerle, bisognava interrogare i secoli e i luoghi; è per questo che amava la storia e i viaggi».

Nicole e André partono per San Pietroburgo e qui emerge un rinnovato entusiasmo che coinvolge entrambi, definendo la città «meravigliosa. Sotto velature nordiche, la grazia e lo splendore del barocco italiano. E che allegria, lungo la Neva di un bianco azzurrino!» André si sarebbe volentieri fermato a lungo: «Leningrado. Pietrogrado. San Pietroburgo. Avrebbes.d.b voluto coglierle tutte, e anzi – sogno impossibile – avrebbe voluto coglierle tutte contemporaneamente. […] Vivendo la notte bianca a San Pietroburgo André avvertì che quella bella notte felice non gli apparteneva; poteva solo assistervi, non era la sua. Ridevano, cantavano, si sentiva escluso: un turista. Non gli era mai piaciuta questa condizione. Ma infine, nei paesi in cui il turismo è un’industria nazionale, camminare per le strade è un modo per integrarsi. Ai tavolini dei caffè all’aperto italiani, o nei pub di Londra, era un consumatore in mezzo agli altri, un espresso aveva lo sesso sapore nella sua bocca e in quella dei romani. Qui, avrebbe dovuto conoscere le persone attraverso il loro lavoro, avrebbe dovuto lavorare con loro. Era escluso dai loro divertimenti, perché lo era dalle loro attività. Un ozioso. Nessuno in quel giardino era un ozioso. Soltanto lui e Nicole». Dunque, nonostante il suo entusiasmo iniziale, anche in André sorgono dubbi. Ma i due non affrontano i loro pensieri insieme, neanche quelli che determinano il ricordo di un viaggio. E così in questa comunicazione poco coinvolgente nasce il malinteso e André fino alla fine non riesce a cogliere le riflessioni di sua moglie: «A eccezione di una notte a Vladimir, nulla l’aveva toccata profondamente perché nulla sembrava risvegliare in lei qualche risonanza. I momenti più belli che l’avevano commossa nella vita erano sempre quelli che evocavano qualcos’altro rispetto a loro stessi, le apparivano come una reminiscenza, una premonizione, la materializzazione di un sogno, un quadro che si era messo a vivere, l’immagine di una realtà in sé inaccessibile e misteriosa».

Come accennavamo, questo testo subì diverse modifiche e come ricorda Isabella Mattazzi «tra il ’65 e il ’67, de Beauvoir passa da Malinteso a Mosca all’Età della discrezione. Tra un testo e l’altro il malinteso è scomparso. Anche Mosca è scomparsa. […] Del viaggio a Mosca di André e Nicole, in cui è giocoforza leggere in filigrana i numerosi viaggi in URSS che la coppia Sartre-de Beauvoir aveva fatto in particolare tra il ’62 e il ’66, non rimane alcuna traccia».

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