Ritratti Persiani: viaggio in Iran con Gertrude Bell

Appassionata esploratrice e fotografa, archeologa e scrittrice, spia del Governo inglese, Gertrude Bell è stata un personaggio davvero straordinario. Nata nel 1868, fu la prima donna a laurearsi ad Oxford e la prima occidentale ad affrontare il deserto siriano. Imparò il farsi da autodidatta e nel 1892 si recò in Persia.

RITRATTI PERSIANI_Layout 1Nel 1894 pubblicò Ritratti Persiani (recentemente riproposto in Italia dalla casa editrice Elliot), un raccolta di brani in cui l’autrice descrive le sue riflessioni e le sue impressioni di questo soggiorno in Oriente. Con una scrittura lineare ed elegante Gertrude Bell racconta Teheran ed in particolare scrive: «E così si possono percorrere stradine e vicoli, stretti e sbilenchi fino a 164_opinions_fitzgeraldriempirsi le orecchie di suono, gli occhi di colore e la mente di febbrile attività […]Teheran, che da occidente sembrava quasi una città di morti tagliata via da ogni rapporto con il mondo esterno, è viva e vegeta, dopotutto, e ha una relazione appassionata con un universo tutto suo. Qui, tra la polvere e sotto i raggi del sole, c’è l’incarnazione dell’Oriente più vitale, e osservandola da un angolo in disparte, sotto la porta, bisogna ammettere che non si è compiuto questo viaggio invano. Ma mentre quella meravigliosa processione di persone ti passa accanto, troppo concentrata sui propri affari per lanciarti qualcosa di più di iran.bigun’occhiata sprezzante, ti rendi conto che siete separati da un abisso. L’Oriente guarda se stesso: non sa nulla del mondo esterno di cui sei cittadino, non ti chiede niente di te e della tua civiltà». Dalla contemplazione della città alla curiosità per i giardini e i cortili: luoghi quasi fiabeschi che sembrano inaccessibili perché «l’Oriente è pieno di segreti, e nessuno ne comprende il valore meglio degli orientali; e poiché è pieno di segreti, è pieno di sorprese incantevoli. Sulla superficie si trovano molte cose belle: colori brillanti, luce splendente, una solitudine solenne, un’attività vociante. Questi sono soltanto i motivi visibili sul sipario che ondeggia continuamente davanti ai recessi della vita orientale: l’essenza del suo fascino è molto più sottile. […] Bisogna essere disposti ad attendere, e forse un giorno quando lo troverete a passeggiare nei suoi giardini alla frescura della sera, si toglierà il capriccio di fermarsi e parlare con voi, e resterete affascinati dalle sue parole cortesi e dalla sua squisita ospitalità. Perché è nei suoi giardini che l’Oriente è davvero se stesso: essi condividono il suo fascino, e sono altrettanto inattesi».

Gertrude Bell visitò anche l’Iraq. Morì a Baghdad nel 1926 per 0400461h-16abuso di sonniferi. Una delle sue imprese maggiori fu la fondazione del Museo Archeologico di Baghdad, oggi Museo Nazionale Iracheno.

Come possiamo leggere sul sito ufficiale del museo  il nome di Gertrude Bell è messo ben in evidenza nella sezione dedicata alle origini del museo.

Del viaggiare Miss Bell (nota anche come Regina del deserto) amò soprattutto l’incontro con l’altro ed in particolare, nelle pagine conclusive di questo libro, possiamo leggere: «Per quanto mi riguarda, a volte sono tentata di credere che il vero piacere del viaggio vada affrontato nei compagni con cui lo si affronta. Si incontrano persone talmente curiose, e nei luoghi più inaspettati! […] Le vicissitudini della strada hanno lo straordinario talento di tirare fuori i lati migliori del carattere. In un solo giorno un uomo vi potrà mostrare tanti diversi aspetti di sé che in condizioni di vita ordinarie potrebbero richiedere dieci anni per emergere».

 

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