Aspettando il Natale in casa Dickens

Nel periodo di Natale i luoghi della scrittura di Charles Dickens si vestono a festa e gli interni storici del Charles Dickens Museum propongono l’atmosfera suggestiva del «Natale Passato». Un emozionante viaggio indietro nel tempo ci riporta fra 1839 e il 1843 per esplorare con lo sguardo di allora la “casa in città” di Dickens. Proprio in questa casa, al 48 Doughty Street di Londra, l’autore ha realizzato alcuni dei suoi capolavori come il romanzo Oliver Twist e ha raggiunto definitivamente la celebrità. Sempre in questa casa lo scrittore ha intrattenuto, insieme alla moglie Catherine, i suoi tanti ospiti;  qui sono nate le prime due figlie.

Oggi il Charles Dickens Museum conserva libri rari, fotografie, oggetti personali e dipinti appartenuti allo scrittore e nel periodo di Natale offre, oltre alla carica atmosfera,  una serie di interessanti attività volte a descrivere il modo in cui Dickens ha celebrato il periodo delle Feste nella sua narrativa.

Dalle passeggiate per le strade e i vicoli di Londra alla cena a lume di candela fra le mura di casa Dickens, tutto è avvolto nella magica atmosfera natalizia del passato regalando suggestioni e incanto.

Una tappa obbligata per chi visita Londra nel periodo delle Feste Natalizie e si è emozionato leggendo il racconto Canto di Natale (A Christmas Carol),  una delle sue opere più celebri. A proposito di questo racconto, scritto in sei settimane nell’inverno del 1843 e pubblicato pochi giorni prima della Vigilia di Natale di quell’anno, ha venduto 6000 copie in soli sei giorni e non è stato più fuori stampa da allora. Canto di Natale racconta il percorso di redenzione del vecchio, ricco e tirchio Scrooge, visitato nella notte di Natale da tre spiriti (il Natale del passato, del presente e del futuro),  Qui di seguito, per concludere, ci piace proporre le considerazioni sul Natale di suo nipote, poste all’inizio del racconto:

«Ci sono molte cose, credo, che possono avermi fatto del bene senza che io ne abbia ricavato un profitto […] e Natale è una di queste. Ma sono sicuro che ho sempre considerato il periodo natalizio, quando è venuto – a prescindere dalla venerazione dovuta al suo nome e alla sua origine sacra, ammesso che qualcosa che si riferisca possa esser tenuta separata da questa venerazione – come buono; un periodo di gentilezza, di perdono, di carità, di gioia; l’unico periodo che io conosca, in tutto il lungo calendario di un anno, nel quale uomini e donne sembrano concordi nello schiudere liberamente i cuori serrati e nel pensare alla gente che è al disotto di loro come se si trattasse realmente di compagni nel viaggio verso la tomba, e non di un’altra razza di creature in viaggio verso altre mete. E per questo, zio, anche se il Natale non mi ha mai fatto entrare in tasca una moneta d’oro, e neanche d’argento, credo che mi abbia fatto bene e che mi farà bene, e chiedo che Dio lo benedica».

La citazione è tratta da Edizione elettronica VastaCom: 2008

Traduzione curata direttamente dalla Associazione Culturale VastaCom sul testo originale in lingua inglese. VastaCom è un’associazione culturale non lucrativa con l’obiettivo di diffondere informazione e servizi di interesse sociale e culturale tramite canali telematici e in particolare il web.

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