Miguel de Unamuno e il mare di Fuerteventura: un diario volto in sonetti

«È a Fuerteventura che ho imparato a conoscere il mare, e sono arrivato a una comunione mistica con lui, assorbendone anima e dottrina», così scrive lo scrittore spagnolo Miguel de Unamuno nel suo diario intimo Da Fuerteventura a Parigi (pubblicato in Italia da Liguori Editore). Il suo soggiorno a Fuerteventura fu un esilio voluto dalla dittatura del generale Miguel Primo de Rivera che, con un decreto regio del febbraio del 1924, lo aveva allontanato dall’Università di Salamanca costringendolo al confino sull’isola di Fuerteventura. Lo scrittore trascorse alle Canarie i primi quattro mesi del suo lungo esilio e scelse di portare con sé solo tre libri, il Nuovo Testamento in greco, la Divina Commedia, le Poesie di Leopardi.

mappa_fuerteventuraOggi a Puerto del Rosario, capoluogo dell’isola, si può visitare la Casa-Museo intitolata a Miguel de Unamuno. Si tratta dei locali dell’antico Hotel Fuerteventura in cui lo scrittore visse durante il suo soggiorno sull’isola. Gli oggetti presenti e le citazioni tratte dal suo diario ci permettono di comprendere meglio il quotidiano dello scrittore. Chi visita Fuerteventura e rimane affascinato dalla forza della natura che qui si esprime con il vento, con le spumose onde del mare, con il paesaggio desolato e desertico, potrà comprendere ancora meglio i versi e le parole che lo scrittore dedicò a questa isola. Chi impara ad amare Fuerteventura non può non leggere le pagine a lei dedicate da Miguel de Unamuno.

In tanti giunsero a Fuerteventura e, nel contatto con lo scrittore, rimasero fortemente colpiti dall’isola. A tal proposito ci piacerebbe citare un brano tratto dalla lettera di J.-E. Crawford Flitch che Unamuno ricevette il 25 giugno del 1924, in cui l’amico gli scrive: «Fuerteventura! Ho quasi nostalgia di Fuerteventura! Isola indimenticabile! Per me Fuerteventura è stata una vera oasi, un’oasi dove il mio spirito ha bevuto le acque vivificanti, e l’ho lasciata rinfrescato e corroborato per continuare il mio viaggio nel deserto della civiltà. Non posso dirLe tutto quello che ho ricevuto dal contatto con Lei. Vedo la vita da una prospettiva diversa. Sì credo che prima di arrivare a Fuerteventura stessi per addormentarmi; ma adesso sono di nuovo sveglio».

In quello stesso periodo Unamuno compose questi versi:

Radici come te dentro l’Oceano

gettò l’anima mia, Fuerteventura,

e l’amarezza cruda della storia

mi tolse come fosse con la mano.

Toccai al suo ritmo il misterioso arcano

dal quale viene all’uomo ogni sventura;

e nelle onde la magica scrittura

decifrai del più alto Dio Sovrano.

Tu oasi mi t’apristi, isola santa;

la civiltà moderna è un deserto

dove si scontran fede e verità;

toccando la tua roccia per l’approdo

e ad aspettarmi per l’ultimo incontro

spalancato sul mare vidi il cielo.

Nel luglio del 1924, con una rocambolesca fuga organizzata da Henry Dumay, il direttore del giornale “Le Quotidien”, Unamuno riuscì a scappare da Fuerteventura raggiungendo Parigi il 28 luglio; qui decise di proseguire il suo esilio, che divenne volontario perché un decreto in Patria gcoverli aveva intanto concesso l’indulto. Fu proprio durante il periodo parigino che Miguel de Unamuno si accorse dell’importanza che ormai Fuerteventura aveva assunto; il 10 gennaio del 1925 in una lettera all’amico Juan Cassou scrive:

«Fuerteventura mi ha accompagnato a Parigi; è qui, a Parigi, che ho assimilato Fuerteventura e con lei la parte più intima, più profonda della Spagna, che la benedetta isola di forza e di ventura simboleggia e racchiude. Qui, a Parigi, dove non ci sono né montagna, né distese desertiche, né mare, qui ho maturato l’esperienza religiosa e patriottica di Fuerteventura».

Il 10 ottobre del 1925 Unamuno annota: «Quello che mi manca di più qui, a Parigi, è la visione del mare. Del mare che mi ha mostrato un altro volto di Dio e un altro volto della Spagna». In occasione di queste riflessioni compose anche i seguenti versi:

Mare salato, celestial dolcezza

che imbalsamasti la speranza folle,

mi sali ancora agli occhi ed alla bocca

quando rivive in me Fuerteventura!

Perdura la mia fede e ancora spero:

forgiata lì, sulla sua roccia, roccia,

il sole eterno la tocca con i raggi,

dalla fragile argilla la depura.

Colmo di libertà, davanti al mare,

dove l’oceano e il cielo son tutt’uno

sulla mia fronte Dio passò la mano;

con il ricordo la speranza cullo,

mi sostiene nel mio cammino vano

e alimenta il mio spirito a digiuno.

Come ben sintetizza Olga Perotti nella sua introduzione al volume Da Fuerteventura a Parigi da lei curato: «[…] il mare, tra i motivi del paesaggio che Unamuno ricrea durante il soggiorno sull’isola, assume il significato più profondo, trasformandosi in acquisizione spirituale e letteraria duratura per l’uomo e per il poeta. […] al mare sono dedicati diciotto sonetti della raccolta».

Tutte le citazioni qui presenti sono tratte dal volume Da Fuerteventura a ParigiDiario intimo di confino e di esilio volto in sonetti, a cura di Olga Perotti, pubblicato da Liguori Editore.

Tutte le foto sono state realizzate da Emanuela Riverso e Aldo Zambelli

 

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