Marguerite Yourcenar. Riflessioni sull’antica Olimpia

In Pellegrina e Straniera, una raccolta di saggi scritti fra il 1934 e il 1987,  Marguerite Youcernar tratta vari argomenti e  le riflessioni su quadri, libri e viaggi si intrecciano costantemente con i ricordi personali. Sono pagine sontuose e intense da cui emergono la devozione del pellegrino e la curiosità dello straniero. Proprio fra queste pagine troviamo la seguente celebre affermazione della scrittrice: «Pittori o poeti hanno tutti bisogno d’un grande paese, quello dei loro sogni. I loro poemi e i loro quadri sono le relazioni di viaggio, i disegni, gli schizzi degli esploratori».

978880619460GRAUno dei brani presenti in questa raccolta, L’ultima olimpica, fu pubblicato per la prima volta nella primavera del 1936 in «Le Voyage en Grèce»;  era stato però scritto nel 1934, anno in cui iniziarono i lunghi soggiorni della scrittrice  in Grecia, paese per cui nutrì poi sempre un amore particolare. E quali meravigliose descrizioni ha riservato Marguerite Yourcenar a Olimpia, l’antica città del Peloponneso definita anche la Valle degli Dei; con le sue parole abbraccia  e restituisce gli scenari e il silenzio di questi luoghi;

qui di seguito alcuni estratti significativi tratti da L’ultima olimpica:

«Olimpia, città dove si è sofferto per la mancata conquista di un serto, o dove qualcuno ha gridato di gioia per averlo invece conseguito, e dove ora non resta da ottenere che il muto consenso del silenzio, e il ramoscello che offre, a caso, l’imparzialità del vento. Una valle morbida come il palmo di una mano, attraversata dalla linea del cuore di un torrente, dalla linea della vita di un fiume, con il turgore a oriente del Monte di Giove, che il sole del mattino sorvola come il disco scagliato da un atleta».

«Il segreto più profondo di Olimpia è racchiuso in quest’unica nota cristallina: lottare è un gioco,Marguerite_Yourcenar vivere è un gioco, morire è un gioco; profitti e perdite non sono che distinzioni passeggere, ma il gioco pretende tutte le nostre forze, e la sorte accetta, come posta, unicamente i nostri cuori».

«Scende la sera, dorata come è stato dorato il mattino, come il pieno giorno. Le cime si raccolgono, accettando la notte con la stessa grazia con cui hanno accettato l’aurora. Un po’ di luce indugia sul fondo della valle, come la poca acqua raccolta nel cavo di una mano fresca. La notte fluttua intessuta d’oro, come una stoffa divina. L’oscurità qui è più materna, più fraterna che amorosa […]».

L’immagine di copertina è tratta da Wikitravel.

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