Hotel Continental Saigon, nostalgica bellezza

di Teresa Pisanò

«Senza i libri molti viaggi non mi sarebbero nemmeno venuti in mente»Tiziano Terzani

I libri hanno sempre avuto un ruolo di grande importanza nelle scelte della mia vita e sono stati il primo mezzo che mi ha permesso di viaggiare virtualmente quando, troppo piccola, non potevo prendere aerei per andare altrove.

Fantasticare attraverso le parole è sempre stato un atto naturale, fisiologico, come respirare e ancora oggi mi rendo conto che questo mio immaginare è così intenso e radicato dentro me, che talvolta non capisco quale sia il confine tra realtà e sogno. Mi capita infatti di credere fermamente di essere già stata in un luogo, tanto l’ho immaginato nei dettagli, negli odori, nelle sensazioni, per poi scoprire di non esserci mai andata fisicamente nella realtà. Ho viaggiato tantissimo da bambina, ho visto tutti i mondi possibili e con la mia mente ho visitato tutti i posti descritti nei miei libri. Poi sono cresciuta e finalmente, oltre ad immaginarli, ho avuto la possibilità di vederli anche con gli occhi. Così è stato per il Vietnam e in particolare per Saigon, di cui conoscevo ogni anfratto, ogni odore, ogni rumore, ogni sapore, attraverso le parole di Marguerite Duras e Tiziano Terzani, pur non essendoci mai andata prima. Quando ho deciso di partire, ho cercato i posti in cui mi avevano portato i miei amati scrittori guidandomi per mano tra le pagine delle vite degli altri, di cui ho sempre nutrito anche la mia. Non vado mai nelle catene di alberghi freddi, anonimi e uguali dappertutto, dove non sai dove ti trovi sinché non esci per strada. Preferisco piccole e accoglienti pensioni a conduzione familiare, hotel in stile tradizionale o alberghi storici, di quelli che hanno qualcosa da raccontare, dove si respirano ancora gli odori e riecheggiano le voci e le storie della gente che ci è passata, dove il pavimento vecchio e logoro scricchiola sotto i piedi, dove ti senti parte di una storia. Della Storia. Così soggiornare nel mitico Hotel Continental Saigon è stato un affascinante e commovente viaggio nel tempo.

Rue Catinat, che costeggia l’hotel e oggi diventata Dong Khoi Street, è spesso nominata da Marguerite Duras nei suoi romanzi: è la via delle boutique e dei caffè, la strada del lusso di Saigon, che la scrittrice percorreva nella macchina nera dell’uomo cinese. Nel suo L’amante della Cina del Nord scrive: «Attraversano la città […] Il teatro Charner, la cattedrale, il cinema Eden, il ristorante cinese per i bianchi. Il Continental, l’albergo più bello del mondo». E anche per me lo è. Forse uno dei più belli, perché storie e ricordi aleggiano nell’aria e impregnano la pelle di sensazioni e di brividi. Sulla terrazza dell’hotel con le sedie e i tavolini bianchi in ferro battuto ho bevuto il tè all’ombra degli alberi di frangipane vecchi come l’albergo stesso, pensando che nella stessa mattina di 70 anni fa Marguerite Duras passava per Rue Catinat ammirando il Continental Hotel. Io ero là, ero dove lei è stata, ero a Saigon dove la sua storia struggente ha avuto luogo, passeggiando tra le stesse vie, respirando la stessa aria in quella città che sa di gelsomino e di pioggia d’estate. Nei posti così ricchi di storia si sentono davvero i fantasmi di chi li ha abitati, perché restano per chi li sa vedere. Il fantasma di Un americano tranquillo di Graham Green, che scrisse quasi interamente il suo romanzo nel Continental Hotel, o quelli della Duras, si aggirano tra le vie di Saigon e tra le sale e i tavolini di questo lussuoso albergo. Spesso gli ospiti sono giornalisti, scrittori o viaggiatori, guidati da quella nostalgia romantica dal gusto dolce amaro per le cose passate che non tornano più, o forse mai vissute, come quella che prende me per i luoghi dove non sono mai stata. Il Continental Hotel durante la guerra in Vietnam fu anche sede di molti giornali stranieri e punto di ritrovo di giornalisti e fotografi che, asserragliati al suo interno, aspettavano notizie da fuori quando non erano impegnati sul fronte. 

Tiziano Terzani era lì in quel periodo, viveva in una delle camere dell’hotel e il 29 aprile 1975 scrive: «La mattina di quel giorno gran parte dei giornalisti erano scappati. Eravamo rimasti in una ventina per cui l’Hotel Continental era vuoto. Feci il giro di tutte le camere abbandonate e presi i materassi, mica per dormirci, per mettermeli addosso così, se arrivavano i razzi, i materassi mi proteggessero almeno dalle schegge». Il giorno dopo, il 30 aprile del 1975 Saigon viene liberata dall’Esercito Popolare del Vietnam del Nord e dai Vietcong, evento che pose fine alla guerra in Vietnam e quello stesso giorno scriverà ancora: «Quando vidi i primi carri armati entrare nella città e la prima camionetta carica di ribelli, di vietcong, venire giù per rue Catinat, con loro che urlavano “Giai Phong!” (liberazione), per me era la Storia. Piansi. Non soltanto all’idea che la guerra era finita, ma perché sentivo la Storia. Quella era la Storia».  Io tutte queste Storie non le ho vissute, ma le ho viste con gli occhi più grandi, quelli dell’anima.

Teresa Pisanò racconta di sé:

_«Sono salentina di origine, ma zingara di fatto. Dopo aver studiato “Lingue e Civiltà Orientali” a Venezia, ho trascorso un breve periodo a Pechino, per poi trasferirmi a Shanghai, dove sono rimasta 5 anni. Nel frattempo ho sposato un croato (zingaro anche lui) e dopo la Cina ho fatto una sosta a Milano, in seguito a Lecce. Ma la mia anima nomade non trova mai pace, quindi, raccolti baracche e burattini, di nuovo in Asia: destinazione Taiwan questa volta. Attualmente vivo a Taipei e, nonostante terremoti e tifoni non mi facciano sentire proprio a casa, quest’isoletta sperduta nell’ Oceano Pacifico e un po’ misconosciuta, ha un suo perché. Appassionata di yoga e fotografia, insegnante di italiano e cinese per scelta, guida turistica per hobby e viaggiatrice per passione, nel mio blog Asiamonamour racconto storie».

Per seguire il blog di Teresa Pisanò: http://asia-monamour.blogspot.it/

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