Con Heinrich Heine in viaggio nello Harz

Il sentiero Heinrich Heine che da Ilsenburg conduce a Brocken consente di ripercorrere le orme del grande poeta che andò alla scoperta del territorio dello Harz nel settembre del 1824. Il resoconto di questa gita a piedi fu proposto nel 1826 dalla casa editrice Campe con il titolo Viaggio nello Harz e rappresenta il «primo ed insuperato capolavoro della prosa heiniana»*

Heine, spiega Claudio Magris nella prefazione al volume pubblicato in Italia da Marsilio e curato da Maria Carolina Foi, realizza il viaggio sentimentale e il viaggio dotto, «fusi e intrecciati indissolubilmente nell’ironia» e manifesta, durante questo viaggio che si snoda fra la carta e la vita, «un grande amore per l’esistenza e per la natura»«Viaggio sentimentale vuol dire concentrare la propria attenzione non soltanto e non tanto sui grandi monumenti e momenti della storia della cultura, bensì soprattutto su quei piccoli dettagli, apparentemente irrilevanti, nei quali traluce, come in un trepido balenìo, il riflesso di una universalità altrimenti inaccessibile. Osterie, effimeri colori di un cielo o di una sera, un sorriso su un volto, le chiacchiere o il battibecco colti per caso sulla strada diventano lo spiraglio attraverso il quale si può gettare un’occhiata fuggevole su quel Tutto che altrimenti è inaccessibile […]».

«Heine crea un modello di viaggio; quel viaggio ironico e dotto che va teneramente incontro alla vita». Nelle pagine centrali del libro, quelle dedicate al raggiungimento del monte Brocken, abbandonato il registro ironico (lasciare Gottinga e l’università per intraprendere il viaggio nello Harz rappresenta infatti la fuga dalla società che il poeta condanna e critica) Heine è totalmente poeta, è lirico, è artista e ci restituisce in parole le impressioni e le rielaborazioni del suo andare:«Lo spirito della montagna mi concedeva apertamente il suo favore: sapeva bene che una natura poetica come la mia può raccontare molte belle cose, e così quel mattino mi permise di vedere il suo Harz come certo non tutti lo vedevano. Ma anche lo Harz vide me come pochi mi hanno visto: fra le mie ciglia brillavano perle preziose, come sui prati della valle […] gli abeti fruscianti mi capivano spalancando e agitando i loro rami, come i muti che manifestano a gesti la loro gioia; e in lontananza risuonava un’eco meravigliosa e suggestiva, quasi il rintocco di una sperduta chiesetta di montagna».

Qualche pagina dopo, raggiunta la vetta del Brocken, Heine scrive: «Sì: tutto ci appare sommamente meraviglioso, quando per la prima volta lo abbracciamo con lo sguardo dall’alto del Brocken; da ogni lato il nostro spirito riceve nuove impressioni che, varie fino a contraddirsi, si combinano nella nostra anima in un sentimento grande ancora confuso, ancora non compreso. Se riusciamo a coglierlo in un concetto, allora abbiamo capito qual è il carattere del monte […]».

Anche se l’autore nelle pagine conclusive definisce Il viaggio nello Harz un frammento, quest’opera, tutt’altro che incompiuta, è da ritenersi la più popolare delle prose heiniane.

* Ladislao Mittner, Storia delle Letteratura tedesca, Einaudi.

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