A Lanzarote da José Saramago. «Una casa fatta di libri»

«Il piacere profondo, ineffabile, che è camminare in questi campi deserti e spazzati dal vento, risalire un pendio difficile e guardare dall’alto il paesaggio nero, scorticato, togliersi la camicia per sentire direttamente sulla pelle l’agitarsi furioso dell’aria, e poi capire che non si può fare nient’altro, l’erba secca, rasente al suolo, freme, le nuvole sfiorano per un attimo le cime dei monti e si allontanano verso il mare, e lo spirito entra in una specie di trance, cresce, si dilata, manca poco che scoppi di felicità. Che altro resta, allora, se non piangere?»

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Queste parole sono tratte dal diario di Josè Saramago, di cui sono stati pubblicati alcuni brani, selezionati dallo stesso scrittore, nel volume Quaderni di Lanzarote (Einaudi). Nato  nel 1922 in Portogallo, a Azinhaga, il Premio Nobel Saramago nel febbraio del 1993 decise di dividere la sua vita fra la residenza abituale di Lisbona e l’isola di Lanzarote. La sua casa delle Canarie si trova a Tías, una piccola località nei pressi di Arrecife, ed è visitabile, per la gioia degli affezionati lettori. «Una casa fatta di libri» così definiva Saramago la dimora di Lanzarote e per il visitatore odierno è sicuramente una grande emozione muoversi fra gli oggetti, i quadri, le fotografie e i tanti libri dello scrittore.

Una guida accompagna i visitatori nelle varie stanze, dall’ingresso a quello che fu il primo studio, poi ci si sposta nella camera da letto, da lì nel salone e poi in cucina. Qui, godendo di una bella vista sul giardino che si affaccia sul mare, si apprende che lo scrittore amava fare colazione e intrattenersi con gli Ospiti. Da questa cucina sono passati intellettuali, politici, artisti, da Bernardo Bertolucci a Pedro Almodòvar, da Susan Sontag a Sebastião Salgado. Qui sono stati bevuti litri di caffè portoghese e così, a ogni gruppo che oggi visita la casa di Saramago, viene offerto lo stesso caffè. Proprio sorseggiando il mio caffè e immaginando lo scrittore fra le pareti della sua cucina mi torna alla mente un episodio molto divertente di cui avevo letto qualche giorno prima e, istintivamente, abbraccio il pavimento con lo sguardo. Saramago nel suo diario racconta:

«Quando s’è trattato di decidere come si sarebbe dovuta rivestire una parte importante del pavimento di casa, ho scelto delle piastrelle di un colore marrone scuro, dalla superficie brillante e irregolare, che nel catalogo del fabbricante italiano si presentavano con il prestigioso nome di Brunelleschi. […] Ma, per un errore che fino a pochi giorni fa sembrava non rimediabile, la malta è venuta fuori più chiara di quanto convenisse, per cui ne è risultato che l’indiscutibile bellezza delle mie piastrelle si è vista pregiudicata dal quasi bianco e ossessivo quadricolato formato dalle giunture. […] Dopo mille e una domanda ad altrettanti ipotetici intenditori su come si sarebbero potute scurire decentemente le quaderni-di-lanzaroteaggressive giunture, domande cui veniva risposto con un fare spallucce, ora con una perentoria dichiarazione di impossibilità, è stato un semplice scrittore, per giunta mai ascoltato in tali materie, ad avere la fortuna, e perché non il merito, di trovare la soluzione: il tè. Sì, il tè. Mentre, una di queste mattine, facevo la mia solita colazione con il pane tostato, succo d’arancia, tè e yogurt, all’improvviso, con l’evidenza abbagliante della pura genialità, ho capito che la soluzione stava nel tè. Poiché la vita, tuttavia, insegna a esser prudenti, e il mondo degli inventori è pieno di frustrazioni immeritate, ho deciso di fare segretamente la prima prova, e in un angolo dello studio, temendo a ogni istante di essere sorpreso dal ridanciano scetticismo di Pilar, ho versato su alcune delle giunture il tè che avevo lasciato di proposito. Il risultato è stato splendido. Ora, come un operaio scrupoloso, in ginocchio sul pavimento, indifferente al ridicolo, porto avanti ogni giorno questo lavoro due volte encomiabile: quello di migliorare l’aspetto della casa, grazie al tè, di dare a Brunelleschi la cornice che merita. La famiglia non sa bene come comportarsi: vorrebbe, credo io, applaudire l’impresa, ma non si è ancora abituata all’idea che un semplice scrittore di libri si permetta altre idee oltre a quelle letterarie».

Dopo una visita del giardino ci si trasferisce nella biblioteca, una “dépendance” costruita in un secondo tempo per necessità di spazio: quando Pilar Del Rìo, moglie di Saramago (e sua traduttrice in spagnolo),  cercava un libro, piuttosto lo andava a ricomprare, tanti erano i volumi presenti. Fu così deciso di ampliare la casa con questa biblioteca che divenne anche lo studio dello scrittore. Una quantità incredibile di volumi, catalogati per nazione di origine dell’autore.

Vi è poi una sezione che raccoglie saggi e memorie, un’altra che riguarda storia e politica. Vi è un ulteriore raggruppamento tematico: i libri delle scrittrici occupano infatti uno spazio tutto a parte e, non per scelta di Saramago che non condivideva questa idea,  ma per volere di sua moglie Pilar la quale ritiene che i libri di molti scrittori non meritino di essere affiancati a quelli delle scrittrici, che hanno dovuto lottare duramente e più dei colleghi uomini,  per potersi affermare in campo letterario.

Fra scaffali e ripiani colmi di libri, Saramago ogni giorno scriveva, spesso ascoltando Bach. Tutto di getto, senza pause, senza ripensamenti. Quando si avvicinava al computer aveva già elaborato il brano, scelto le parole. Durante la scrittura non beveva caffè e non era un fumatore. Di tanto in tanto beveva dell’acqua. 

Saramago era molto legato a questa isola. Lanzarote non era la sua terra di origine ma era diventata la sua casa e saramquindi terra sua, come aveva avuto modo di affermare. Nel bellissimo volume Lanzarote. La finestra di Saramago, edito da Quarup, (di cui abbiamo già parlato in passato) vi sono magnifiche immagini di Lanzarote realizzate dal fotografo  João Francisco Vilhena abbinate ad alcune citazioni del Premio Nobel. Il libro racconta con sensibilità  e magia il  profondo legame fra isola e scrittore:

«Lanzarote, ogni nuovo giorno mi appare un immenso spazio in bianco e il tempo come un cammino che vi si snoda lentamente».

 

 

Post di Emanuela Riverso – Lanzarote 2016

 

 

 

 

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