Asiamonamour. Intervista a Teresa Pisanò

“Asiamonamour” è il seguitissimo blog di Teresa Pisanò, intraprendente giovane italiana che vive stabilmente in Asia oramai da molti anni con una grande passione per questo continente. La particolarità del suo blog e della sua pagina Facebook (in fondo all’intervista tutti i riferimenti), da considerare più come espressioni di un genuino e spontaneo modo di essere, oltre che efficaci strumenti di condivisione, è la capacità di creare empatia, ottenere coinvolgimento, senza artifici, senza costruzioni. Noi lettori con lei viaggiamo, leggiamo, beviamo il tè, assaggiamo esotiche prelibatezze, e veniamo generosamente coinvolti nelle esperienze di vita e di viaggio di Teresa, accedendo, grazie alle parole e alle immagini, anche a  ricordi e sensazioni.

Oggi siamo molto felici di poter ospitare sul nostro Magazine questa intervista e ringraziamo Teresa per la disponibilità.

Come nasce questa tua passione per l’Asia e per la Cina in particolare?

Questa mia passione nasce da bambina. Mia madre era affascinata dall’Oriente, dal diverso, da tutto ciò che non le apparteneva minimamente – curiosità che mi ha trasmesso -, e mia nonna aveva un’amica hostess di Alitalia che, di ritorno dai suoi viaggi, veniva a trovarci portando in regalo oggetti locali e succosi racconti, che io ascoltavo attentamente condendoli di fantasie. A 13 anni poi lessi per la prima volta L’amante, di Marguerite Duras, romanzo che ho amato profondamente e che forse è stato la scintilla, il colpo di fulmine. Una storia d’amore appassionato e struggente tra una ragazzina francese (la scrittrice) e un uomo cinese, sullo sfondo dell’Indocina coloniale in un’affascinante Saigon anni ’30. Così questi nomi, questi luoghi immaginati – Saigon, Vietnam, Mekong, Cina, Indocina- diventano per me attraenti, stuzzicano la fantasia, stimolano il mio bramoso desiderio di conoscere realtà lontane e differenti.

In questi anni hai partecipato come interprete alla trasmissione di Rai Uno “Overland”. Ci puoi raccontare questa esperienza?

L’esperienza con Overland è stata una vera avventura, di quelle che capitano poche volte nella vita. Quasi due mesi di viaggio in jeep percorrendo la mitica Via della Seta, tra deserti, montagne, zone estreme e una meravigliosa varietà di popoli, lingue e culture. Da Pechino, passando per Xi’an (l’antica capitale), fino a Kashgar, bellissima città antica nello Xinjiang, o Turkestan Orientale, attraverso il corridoio del Gansu, arrivando fino alla capitale Urumqi, spingendosi poi verso nord al confine con Russia e Kazakhstan e proseguendo verso Est, attraversando la Mongolia interna fino a Qinhuangdao, dove la Grande Muraglia si getta nel Mar Cinese Orientale. Un’esperienza non solo di viaggio, ma anche esperienza umana straordinaria e indimenticabile, alla scoperta di mondi perduti e di luoghi inaccessibili al turismo di massa e che io ho avuto la fortuna di visitare grazie al programma.

Qualche mese fa hai visitato la casa di Tiziano Terzani a Bangkok e hai lanciato una petizione che ha avuto molta risonanza fra i media (se ne sono occupati anche testate come il Corriere della Sera) per tentare di salvare dall’abbattimento Turtle House, questo luogo così magico e ricco di significato. Ci puoi raccontare cosa stava accadendo e a che punto è adesso la questione?

L’anno scorso mi trovavo a Bangkok, luogo di partenza di un viaggio via terra tra Thailandia, Laos e Cina, così ho deciso di visitare la mitica Turtle House, la casa dove visse Tiziano Terzani, giornalista e scrittore italiano e dove scrisse il suo magnifico libro Un indovino mi disse. Ne avevo letto tanto, immaginato ancora di più, non mi restava che vederla con gli occhi veri e non solo con quelli della fantasia. Così dopo una lunga ricerca tra le stradine della capitale tailandese sotto ad un sole cocente, l’ho trovata. Il giardiniere e custode Kamsing mi ha aperto le porte di questo paradiso in mezzo al cemento e mi ha raccontato diversi aneddoti del periodo in cui visse con la famiglia Terzani. Mi raccontò anche che sarebbe stata abbattuta per fare posto ad un condominio. Questa notizia non mi diede pace e, tornata a Taipei, pensai a lungo a cosa avrei potuto fare per provare ad impedirne la distruzione. È così che è nata l’idea della petizione che ho scritto su Change.org e che ha raccolto in breve tempo più di 23 mila firme. Un risultato inimmaginabile, una partecipazione incredibile, ma che purtroppo non è servita ad evitare il peggio. Tuttle House, dopo un lungo anno di trattative con la Società Dante Alighieri di Bangkok, che voleva farne la sua sede principale a Bangkok, è stata venduta e chissà cosa ne sarà. Allo stesso tempo, però, la Dante è riuscita ad aprire la prima biblioteca dedicata al nostro Tiziano Terzani presso l’università di Bangkok, dandogli un posto nella sua amata Asia e chissà che lui non sia più contento così.

Tanti autori occidentali hanno raccontato l’Asia e l’hanno vissuta, chi sono i tuoi preferiti e perché?

Ovviamente, tra tutti, non posso non citare Tiziano Terzani, che visse in Asia per 30 anni, vivendola e raccontandola come pochi hanno saputo fare. Lui l’ha scoperta piano piano, con grande rispetto, con curiosità ma anche con tanta empatia, trasformandosi quasi nell’altro per riuscire a capirla meglio. In Cina per esempio, ha imparato la lingua, si è vestito da cinese, ha mangiato cinese, ha girato in bici come un cinese, ha mandato i figli alla scuola cinese. Come un camaleonte, si è avvicinato sempre al diverso assumendone quasi le sembianze, senza pregiudizi e con una mente aperta ad assorbire la diversità per penetrarla e comprenderla.

Una domanda che ci piace sempre porre: ci puoi suggerire un libro per ogni città in cui hai vissuto (mi riferisco a Pechino, Shangai e Taipei) e indicare i luoghi per te speciali di queste città?

Per quanto riguarda Pechino, consiglio La porta proibita, di Tiziano Terzani, un libro molto bello, ricco di racconti, un reportage e diario di viaggio degli anni vissuti in Cina, a Pechino, dove lo scrittore poi venne arrestato pochi mesi prima della pubblicazione. Di questa città ho cara la zona degli hutong (i vicoli) e delle siheyuan (le case tradizionali quadrilatere), su cui ho scritto anche la tesi di laurea dal titolo Abitare in Cina. Le seheyuan e l’arredamento tradizionale di epoca Ming. Una zona che appartiene al passato, le cui abitazioni tipiche stanno scomparendo sotto le ruspe del progresso che ci vuole tutti uguali, freddi e di cemento. Ne rimangono ben poche ormai, ma camminare in quelle viuzze per me è respirare il profumo della Cina che ho studiato e che ho amato, mangiando ravioli fumanti ripieni di uova e verdure in inverno.

Per Shanghai, mi viene in mente un libro che lessi da giovane ai tempi dell’università, Shanghai baby, di Weihui Zhou e suo romanzo d’esordio, che ben descrive le contraddizioni della Cina tra liberismo sfrenato e oppressione, indagando le inquietudini, la rabbia e le speranze di giovani cinesi, attraverso la storia di una ragazza, cameriera in un bar, che sogna di diventare scrittrice, innamorata di due uomini.

Se chiudo gli occhi e penso a Shanghai, dove ho vissuto 5 anni, ricordo la bella sensazione di passeggiare nei viali alberati della Concessione Francese, l’odore di osmanthus e la felicità di perdermi nelle stradine secondarie che portano sempre qualche piacevole sorpresa, gli anziani che fanno tai chi nei parchi la mattina e il profumo di cibo buono che si diffonde nell’aria.

Per Taiwan, consiglio Ultime lettere da Montmartre, della scrittrice taiwanese Qui Miaojin, morta suicida a 26 anni a Parigi, dove si trovava per studio. È considerata una delle più importanti scrittrici moderniste di lingua cinese, oltre che icona della letteratura lesbica e punto di riferimento del mondo omosessuale a Taiwan. Si tratta di ventuno lettere indirizzate ad un’amante andata via, scritte in maniera molto diretta, inquietante, di bruciante intensità, in cui la potenza dei sentimenti squarcia come lama.

A Taipei, dove abito da 6 anni, mi piace andare in bicicletta nelle zone vecchie della città, dove si respira qualche residuo sbiadito di passato misto all’odore di incenso dei templi colorati. Ma il posto che più amo qui è Maokong, che si raggiunge con un’ovovia e dove ci sono le piantagioni di tè, la mia bevanda preferita.

Grazie Teresa, spunti di lettura davvero molto interessanti!

Ringraziamo Teresa anche per le fotografie e ricordiamo qui di seguito il suo Blog Asiamonamour e la sua Pagina Facebook. 

 

5 commenti

  1. Leggere questa intervista cara Teresa, mi ha emozionato non poco, perché mi sono rivista, con i miei sogni e le mie passioni, come avrei potuto essere io un po’ di anni fa, se la mia vita avesse preso una piega diversa. Ho visitato molte volte L Asia , circa 13/14 volte, ma ancora, all’alba dei 65 anni, sto cercando il coraggio di partire , sola ( sono molto amante dell’autonomia), e venire in oriente girovagando come dici tu, tra vicoli e vecchie case e mercati, senza L affanno del ritorno programmato. Mi piacerebbe molto conoscerti, per ora mi accontento di leggere i tuoi post….

  2. Bellissimo e interessante leggere i racconti di Teresa,le foto,descrive in modo semplice i luoghi in cui vive,sembra di essere li!Seguo volentieri sue notizie!È come un appuntamento,tutti i giorni leggo e guardo ciò che scrive!Bravissima!!!È come sognare di essere in quei luoghi!Complimenti!!!

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