Vivere a Parigi. Gli incontri di Lou Andreas-Salomé e Anaïs Nin

Lou Andreas-Salomè e Anaïs Nin di certo non ebbero modo di sedere insieme in un caffè parigino come le due donne ritratte in questa foto del 1925. Lou e Anaïs vissero infatti a Parigi in anni diversi, profondamente affini però nel cogliere il senso dell’amore, dell’arte, della letteratura, dimostrarono uguale sensibilità nei confronti della Capitale francese; se Lou e Anaïs si fossero incontrate, magari in quel caffè, cosa si sarebbero reciprocamente raccontate del loro periodo parigino?

L-aquila-e-il-camaleonte-copertinaAnaïs Nin nacque a Parigi, ma lasciò la Francia all’età di 9 anni per poi farvi ritorno negli anni Venti con il marito Hugh Guiler. Vi avrebbe poi vissuto fino allo scoppio della II Guerra Mondiale. Lou Andreas-Salomè vi trascorse un periodo più breve ma, come scrivo nel libro dedicato a queste due splendide donne (L’Aquila e il Camaleonte. Vita e Scrittura di Lou Andreas-Salomé e Anaïs Nin, pubblicato da Talos Edizioni), Parigi fu di certo per entrambe luogo di importanti incontri.

Quando vi giunse Lou Andreas-Salomé era il 1894. Durante il suo soggiorno di circa sei mesi strinse amicizia anche con il drammaturgo Frank Wedekind. «Fra i due vi fu un celebre malinteso, riportato all’inizio dei racconti di Lou, Fenitschka. Dissolutezza (1898): i due si incontrarono una sera a Parigi, Wedekind rimase affascinato da Lou e la invitò a salire nella sua camera. Pensando di voler semplicemente proseguire l’interessante conversazione, Lou non esitò ad accettare senza comprendere che le reali intenzioni di Wedekind fossero ben diverse. La situazione fu imbarazzante ed il giorno successivo giunsero a Lou le scuse del drammaturgo. Nelle Memorie il malinteso fu solo accennato con la seguente stoccata: […] infatti a Parigi una donna può stare sicura che, anche trovandosi di notte in difficoltà, un uomo non si approfitterebbe mai della situazione: ogni parigino si vergognerebbe come un cane se equivocasse una situazione, non comportandosi da perfetto gentiluomo».

Come racconta H.F.Peters nella biografia a lei dedicata, Wedekind «pochi mesi dopo presentò al pubblico un suo nuovo lavoro teatrale, la cui protagonista porta il nome di Lulu. Se questa somiglianza di nomi era intesa come una sottile vendetta contro Lou, come si disse da molte parti, non è oggi possibile stabilirlo con certezza. In ogni caso era una caricatura che aveva del grottesco, perché la Lulu del suo dramma è un demone sessuale, insaziabile e distruttore».

Anche Anaïs Nin nei suoi anni parigini incontrò importanti esponenti del teatro, in particolare qui ricordiamo l’amicizia con il tormentato e infelice Antonin Artaud di cui, nel diario, oltre a descrivere alcuni episodi che lo vedono protagonista, traccia un vero ritratto: «Artaud. Magro, tirato. Una faccia emaciata, con occhi visionari. Un’aria sardonica. Ora stanco, ora ardente e malizioso. Il teatro, per lui, è il posto dove gridare il dolore, la rabbia, l’odio, per rappresentare la violenza che c’è in noi […] Artaud è il surrealista che i surrealisti rinnegano, la figura curva e spettrale che frequenta i caffè ma che non si vede mai al banco a bere, o seduto tra altra gente a ridere. Egli è l’essere drogato, contratto che cammina da solo, che sta cercando di produrre commedie che sono come scene di tortura».

«Negli anni in cui lo frequentò, Anaïs non si rese veramente conto del calibro di questo artista. Negli anni sessanta, quando fu rivalutata l’importanza di Artaud, Anaïs ebbe modo di sfruttare la sua conoscenza personale scrivendo la prefazione al lavoro della biografa Bettina Knapp, Antonin Artaud. Man of vision. Venne più volte messo in risalto il suo contatto personale con Artaud. Proprio lui, Miller e Rank rappresentarono i ribelli degli anni trenta che, ognuno nel proprio campo, godettero della giusta rivalutazione solo molti anni dopo, alla fine degli anni sessanta. Anaïs ebbe rapporti personali con tutti e tre, e i suoi Diari anche solo per questo erano destinati ad interessare un vasto pubblico».

Sempre a Parigi, in una sera di dicembre del 1931, Anaïs Nin fece la conoscenza di Henry Miller, «da poco giunto a Parigi, ancora povero e sconosciuto. Essere uno scrittore senza mezzi e ignoto negli Stati Uniti rappresentava infatti un fallimento mentre la Parigi degli anni trenta era molto più indulgente e più dolce con gli artisti. Mentre negli Stati Uniti c’era il proibizionismo, Parigi era nota per la libertà e nei primi trenta anni del novecento era diventata la meta di tutti gli artisti, qui si respirava aria di vita, tutto era permesso e si potevano ambire gloria e fama. Proprio in questa Parigi libertina, che aveva scandalizzato Anaïs al suo arrivo anni prima, Miller arrivò nel 1930, senza alcun soldo in tasca ma più che mai deciso a volersi realizzare come scrittore. […] Era iniziato così il fervido periodo parigino di Henry Miller che divenne ancor più intenso quando sul suo cammino incrociò Anaïs Nin; lei colse subito le peculiarità del suo carattere: nel suo Diario sin dal primo incontro lo definisce un uomo intossicato dalla vita, che non ha bisogno di vino, che fluttua in un’atmosfera di euforia che si crea da solo. Anaïs ha la capacità di delineare prontamente il ritratto di Miller, evidenziando tutte le sue caratteristiche».

Il periodo parigino di Anaïs Nin e Lou Andreas-Salomé è descritto nel capitolo “Eros e Conoscenza” del volume L’Aquila e il Camaleonte. Vita e Scrittura di Lou Andreas-Salomé e Anais Nin (pubblicato da Talos Edizioni), un saggio basato su materiale biografico ancora inedito in Italia in cui si narrano anche le vicende di Rainer Maria Rilke,  Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud, Otto Rank le cui vite si intrecciarono a quelle di queste meravigliose e sorprendenti figure femminili. 

Una curiosità: il marchio francese Cacharel nel 1978 ha lanciato il suo storico profumo Anais Anais. Sono in molti a sostenere che la fragranza fu dedicata alla scrittrice, diventata celebre proprio in quel periodo per i suoi diari e venuta a mancare nel 1977. Pochi anni dopo, nel 1987, fu lanciata la fragranza Lou Lou. Mi piace pensare che questo profumo sia dedicato proprio a Lou Andreas-Salomè, magari indirettamente, tramite la famosa Lou Lou di Wedekind.

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