A Lavarone, nei luoghi di Sigmund Freud

L’Altopiano di Lavarone (TN) fu per molti anni meta prediletta di Sigmund Freud. Appassionato di viaggi e di archeologia il Padre della Psicoanalisi amava l’Italia e il Sud e qui a Lavarone ebbe modo di trascorrere diverse vacanze.

Il primo soggiorno di Freud a Lavarone risale all’estate del 1900, rimane traccia del suo entusiasmo in una delle numerose lettere che scrive alla moglie Martha in cui afferma «Unser Herz zeigt nach dem Süden», una frase divenuta celebre e coniata a Lavarone che ha dato poi anche il titolo alla raccolta Il nostro cuore volge al Sud. Lettere di viaggio.1966730 Soprattutto dall’Italia (1895-1923) edito da Bompiani nel 2003. La scelta delle destinazioni da visitare era sempre ben ponderata e l’idea di soggiornare su questo altopiano gli fu suggerita da un poeta sensibile e sfortunato, amico del fratello Alexander, che anni prima aveva ricordato con grande nostalgia i giorni spensierati da lui trascorsi fra queste montagne. Dopo questa prima visita, qualche anno dopo, nel 1906, la famiglia Freud tornò a Lavarone e soggiornò per due mesi presso l’Hotel du Lac che ancora oggi, con grande orgoglio, ricorda questo suo illustre Ospite. I giorni trascorrevano fra i bagni nel vicino lago, le passeggiate lungo i sentieri, le escursioni nelle località vicine e le conversazioni con Otto Rank, Sándor Ferenczi e Ernest Jones, i suoi collaboratori più stretti che giungevano da Vienna per fargli visita.

Celebre è una sua lettera scritta durante il suo soggiorno presso l’Hotel du Lac (è lo stesso Freud a precisarlo), scritta  il 5 agosto del 1923 alla scrittrice e allieva Lou Andreas Salomé, brano che ho voluto  proporre a pagina 100 del mio saggio dedicato a questa brillante figura femminile il cui rapporto di amicizia e stima con Freud fu alimentato anche che da una fitta corrispondenza:

L-aquila-e-il-camaleonte-copertina«Da fonte sicura ho appreso con orrore che Lei adesso fa ogni giorno sino a dieci ore di sedute analitiche. Lo considero ovviamente un malcelato tentativo di suicidio, che mi sorprende assai, in quanto mi consta sia presente in Lei uno scarsissimo senso di colpa di indole nevrotica. La scongiuro a porre un freno a un ritmo di tal sorta e ad aumentare di un quarto o della metà l’onorario dei Suoi pazienti in maniera adeguata alla caduta precipitosa del marco. Si direbbe che lo stuolo di fate che circondava la Sua culla Le abbia negato l’arte di far di conto. La supplico di non gettare al vento le mie raccomandazioni».

Durante uno dei soggiorni a Lavarone, Freud si dedicò alla stesura de Il delirio e i sogni nella “Gradiva” di Wilhelm Jensen in seguito alla lettura del racconto Gradiva di Jensen che gli era stato segnalato da Carl Gustav Jung, negli anni in cui iniziava il loro rapporto di amicizia e di reciproca stima professionale. La novella di Jensen la cui storia ruota intorno ad un bassorilievo su cui è raffigurata una figura femminile mentre cammina, viene analizzata e in un certo senso riscritta da Freud che approfondisce la vicenda letteraria da un punto di vista psicoanalitico e raggiunge una prima consapevolezza della stretta relazione fra psicoanalisi e arte.

 

Passeggiando lungo il lago di Lavarone e percorrendo quella che dal 1994 è ufficialmente la “Passeggiata Gradiva”, oggi troviamo una riproduzione di questo bassorilievo e le parole che Freud scrisse nel maggio del 1907 a Jung in cui confida che la nascita di questo saggio era avvenuta «in giornate luminose» e che anche a lui lo scritto «aveva procurato molta gioia». Nel 1979, a quaranta anni dalla scomparsa di Freud, la Società Psicoanalitica Italiana ha deciso di affiggere una lastra commemorativa sulla facciata dell’Hotel du Lac ancora oggi esposta.

(Questo argomento era stato in parte già proposto il 14 settembre 2012 sul magazine Dietro Le Quinte on line, oggi non più attivo, con il titolo Sigmund Freud a Lavarone: il Cuore che Volge al Sud).

4 commenti

  1. In virtù del fatto che il cuore volge al Sud, una mattina, all’alba, Giovanni Del Giudice che si trovava nell’ospedale sulla collina, perché stava accudendo il padre che non stava bene perché la notte prima aveva mostrato una forte insufficienza respiratoria, incontrò nel sottoscala, altri pazienti, tra cui il signor Franz Kafka, Italo Svevo, il signor Minator che diceva invece di chiamarsi Dio e il dottor Sigmund Freud. Mi trovai lì per caso, anche perché mio padre quella notte nonostante fosse stato male, dopo la crisi, riuscì a parlare amichevolmente con gli altri ospiti dell’ospedale di cui sopra. Poi col sorgere del sole quella notte terminò come succede a tutte le cose umane e no, e ancora adesso cerco di ricordare ciò che essi si dissero, giù nei sotterranei.

    Grazie del passaggio.

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