A Mosca per ricordare il poema ferroviario di Erofeev

Fino al 5 Maggio 2019 –  Paolo Nori nel bel volume La grande Russia portatile (Salani Editore), fra le tante interessanti notizie,  traccia anche un ritratto di Veneditk Erofeev e racconta il suo personale incontro con il poema Mosca-Petuškì,  l’opera più nota di questo originale scrittore russo:

«La prima volta che sono andato in Unione Sovietica, a Mosca nell’aprile del 1991, su ulica Gor’kogo, a poche decine di metri dalla piazza Rossa, c’era una specie di libreria volante e informale che si caratterizzava per il fatto di vendere un libro solo, pile e pile di copie di Mosca-Petuškì, il poema (ferroviario) di Venedikt Erofeev.

Erofeev l’ha scritto alla fine degli anni sessanta, in un “accesso di sfacciataggine”» dopo aver lavorato come facchino, manovale, muratore, fuochista, portiere, addetto al recupero delle bottiglie vuote di vino, trivellatore in una spedizione geologica, guardia armata, bibliotecario, componente di una spedizione scientifica oltre il circolo polare artico, direttore di un deposito del cemento per la costruzione di una strada, lavoratore nel sistema delle comunicazioni.

Paolo Nori aggiunge:

«Nonostante tutti i mestieri che ha fatto, per molto tempo Erofeev è stato disoccupato, in Unione Sovietica, dove la disoccupazione non esisteva, e è stato anche, per molto tempo, senza fissa dimora, dormiva dove capitava, e una volta un signore che si chiama Oleg Osteinskij, in un’intervista ha chiesto a Erofeev: “Ma perché lei, dopo aver scritto un libro come Mosca-Petuškì, non l’hanno presa e l’han mandata, per esempio, in Siberia?”, e Erofeev ha risposto: ” Non sono mai riuscito a capirlo. Credo che non mi abbiano mai neanche convocato al Kgb perché non sapevano da dove convocarmi. Ero senza fissa dimora. E a un mio conoscente, che han chiamato nel ’73 e nel ’74, gli han chiesto ‘Che cosa fa, adesso, Erofeev?’ E lui ha risposto ‘Come cosa fa? Beve. Passa le giornate a bere’. E erano così stupiti, dalla sua risposta” ha detto Erofeev, “che non han più toccato né lui, né me. Avran pensato ‘Hanno da fare, lasciamoli stare’ ” ».

A Mosca, presso la Casa Museo Ostrouchov, da pochi giorni, e ancora fino al prossimo 5 Maggio, è in svolgimento una mostra dedicata proprio a Venedikt Erofeev.

A quasi 50 anni dalla comparsa, l’ esposizione vuole ricordare proprio la sua opera più celebre: sono infatti esposti 30 lavori realizzati fra il 2013 e il 2019 dall’affermato artista russo Kirill Mamonov, che ha voluto proporre i motivi di questo incredibile libro, dalla storia decisamente particolare: apparso in Russia sotto forma di samizdat nel 1973, fu un vero bestseller clandestino, stampato in russo in Israele nel 1973, tradotto nel 1976 in Francia e nel 1977 in Italia per la prima volta da Feltrinelli col titolo Mosca sulla vodka, a cura di Pietro Zveteremich. Recentemente è stato riproposto dalla casa editrice Quodlibet Compagnia Extra, proprio in una traduzione di Paolo Nori, con il titolo Mosca-Petuškì – poema ferroviario. 

Se non vi sarà possibile andare a Mosca in tempo per la mostra ma Veneditk Erofeev ha destato la vostra curiosità, sapete che libri cercare. Buona lettura.

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