“Siamo figli del nostro paesaggio” – Lawrence Durrell e Alessandria

«No, non credo che ti piacerebbe questa città sconfitta, con le sue case levantine che si scrostano al sole; un mare liscio, sporco e brunastro, senza flutti che lambisce il porto. Arabo, copto, greco, francese, levantino, niente arte, né vera gaiezza. Una noia mitteleuropea intrisa di alcol. Nessun argomento di conversazione, tranne il denaro», così scriveva Lawrence Durrell al suo amico Henry Miller.

978880621190GRADurrell fu trasferito dal Cairo ad Alessandria nell’ottobre del 1942. Aveva trascorso un lungo periodo in Grecia e continuava a confrontare i luoghi appena lasciati con la città di Alessandria che proprio non gli piaceva. Nel 1944 iniziò però a maturare l’idea di scrivere un romanzo sulla città, e solo molti anni dopo iniziò a lavorare con convinzione al Quartetto di Alessandria, composto da quattro romanzi, Justine, Balthazar, Mountolive, Clea: ad Alessandria Durrell lavorava per l’intelligence britannica nel British Information Office. Dopo la Guerra fece ritorno in Grecia, nel 1952 giunse  a Cipro dove acquistò una casa; come ricorda Giorgio Montefoschi nella sua introduzione a Justine (Einaudi) «Era la distanza giusta – dello spazio e del tempo – perché potesse rinascere la città che non era riuscito ad abbandonare, insieme al grande libro che doveva diventare l’unico serio tentativo di romanzo proustiano dopo Proust »

Spiega ancora Montefoschi: «Il Quartetto di Alessandria è fondato sul cambio del punto di vista: un vero e proprio gioco di specchi, condotto con straordinaria maestria. In questo gioco si riflettono quattro temi fondamentali: l’amore, la memoria, la ricerca dell’Assoluto, la città [… ] I quattro temi hanno un elemento in comune, che nel riflettersi degli specchi, assume un carattere allucinatorio: l’impossibilità. Vale a dire: l’impossibilità di amarsi; l’impossibilità di resuscitare il passato; l’impossibilità di raggiungere l’Assoluto; l’impossibilità di abbandonare Alessandria».

Oggi per poter seguire le tracce di Durrell ad Alessandria, possiamo recarci in uno storico Hotel che lo scrittore ebbe modo di frequentare durante il suo lungo soggiorno nella città mediorientale. Si tratta del Cecil Hotel che dal 2014 fa parte del gruppo Steigenberger. Il Cecil è uno storico Hotel, sorto nel 1929, a pochi passi dal porto.  Fu progettato da Giacomo Alessandro Loria, architetto ebraico egiziano, nato nel 1880 in Egitto da genitori Lawrence-Durrellitaliani, che ha vissuto in Toscana e al Cairo prima di trasferirsi, nel 1914, ad Alessandria. Il suo lavoro più celebre è proprio il Cecil Hotel. Ed è «in uno specchio della fosca hall» di questo Hotel che appare per la prima volta Justine, la protagonista del Quartetto di Durrell; come scrive Durrell nel romanzo, «Justine e la città si assomigliano perché hanno entrambi una forte fragranza e nessun sapore». E per proseguire il gioco di specchi e corrispondenze Durrell scrive: «nella hall di questo hotel moribondo le palme vanno a pezzi e riflettono le loro fronde immobili negli specchi listati d’oro. Solo i ricchi possono permettersi di stabilirsi a vivere qui […]».

Oggi il Cecil Hotel ricorda con piacere questo celebre passaggio, anche perché i luoghi appartenuti a Durrell nella sua Alessandria, quella che non gli piaceva ma fece fatica ad abbandonare,  stanno piano piano scomparendo. Solo pochi anni fa, nel 2017, è stata demolita Villa Ambron , la casa in cui lo scrittore visse dal 1943 al 1945, quel luogo in cui iniziò a  scrivere proprio Justine.

«Ripercorro anello per anello la ferrea catena della memoria sino alla città dove per così breve tempo abitammo insieme: la città che ci ha usati come sua flora – che ci ha scagliato addosso conflitti che erano suoi e che noi, sbagliando, prendemmo per nostri: amata Alessandria! Tanto dovevo allontanarmi da lei per poter capire tutto questo!»

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