“Ingrid e Riccione” di Pee Gee Daniel: l’inganno visibile

ingrid-e-riccione-cover1In Ingrid e Riccione (pubblicato da La Gru) Pee Gee Daniel utilizza un linguaggio puntuale ed elegante, «volutamente sontuoso», per trattare un argomento che nel corso della lettura si rivela grottesco, quasi comico. Lo stile “aulico-ironico” dell’autore (così è stato efficacemente sintetizzato in passato) caratterizza l’intera produzione; nel suo ultimo lavoro anche la scelta dei luoghi riflette questo tipo di spirito.  

Ingrid è una giovane ragazza tedesca, sprovvista sin dalla nascita del bene della vista. L’autore ci spiega che nel corso degli anni maturò in lei «una sorta di filosofia del viaggio – di derivazione peraltro marcatamente nazionale – che ne accompagnò le più intime fantasie in tutto il periodo della sua formazione, occupandole la mente in progetti via via sempre più dettagliati e del tutto simili, quanto a organizzazioni maniacali, a quella cura nella preparazione di una partenza così ben esplorata in quelle pagine di romanzo – assurte a simbolo del dandismo letterario francese – raccolte sotto il titolo di À rebours, che ella ebbe modo di leggere ancora ragazzina, lasciando correre il proprio indice impaziente sopra i caratteri breille. […] Ingrid scelse – quale moderna riedizione di uno di quei Grand Tour di romantica memoria – il calamitante esotismo del meridione. Non optò tuttavia per le classiche tappe goethiane, laddove cioè i limoni fioriscono. Preferì una vacanza più al passo con i tempi: come una vasta parte dei propri conterranei, volle infatti soggiornare per alcune settimane sul mar Adriatico. Più specificamente a Riccione. Località marittima, questa, presa d’assalto ormai da svariati anni da intere famiglie di tedeschi che puntualmente spuntavano da quegli orizzonti ai primissimi accenni di tepore estivo, ingombrandone la rena rovente con la godereccia invadenza di una calata di Unni, e lì attardandovisi poi sino all’autunno ormai inoltrato».

Una volta rientrata a Karlsruhe, la città in cui era nata e cresciuta, Ingrid «non finiva mai di magnificare, rivolgendosi a parenti e amici, le gradevoli scoperte e i grandi benefici che la vacanza appena conclusa aveva prodotto su di lei». In particolare non poté trattenersi dal raccontare alla cugina Inge i dettagli della travolgente passione vissuta a Riccione: aveva infatti incontrato Fabrizio, il suo Enea. La descrizione di questo amore quasi riuscì ad insinuare una forma di invidia nella giovane Inge. Le due ragazze si diedero appuntamento per il pomeriggio successivo con l’intenzione di proseguire il racconto della storia.

Inge, con i suoi occhiali, sembra rappresentare l’alter ego vedente di Ingrid. Un dettaglio fondamentale per lo svolgersi degli eventi successivi.

Ingrid non vede ma scatta fotografie. Chiede poi agli altri il commento e la descrizione delle sue immagini e verifica che quanto provato nel momento dello scatto corrisponda alla realtà registrata, a ciò che «aveva a suo tempo eternato sulla celluloide».

Durante il suo soggiorno a Riccione Ingrid ha scattato tante fotografie, ora tutte disposte sul suo letto. La ragazza spiega alla cugina: «Sono disposte in rigoroso ordine cronologico, di modo che, solo a contare a che posizione si trovi questa o quella istantanea, io sappia dire con precisione quale esatto momento essa ritragga». Questo elemento che può apparire una forzatura, ricorda un autorevole precedente. Nel racconto La collezione invisibile di Stefan Zweig un collezionista cieco mostra con orgoglio la sua collezione di stampe originali. Di fronte a lui uno dei più rinomati antiquari di Berlino che, rabbrividito, assiste all’elogio di stampe inesistenti, in alcuni casi sostituite da misere riproduzioni. La collezione era stata man mano venduta dai parenti all’insaputa del cieco e anziano collezionista ma ugualmente rappresentava la sua unica fonte di gioia. Ogni pomeriggio tirava fuori le cartelle, per toccare una dopo l’altra e, badate bene, sempre nella stessa sequenza, le opere che conosceva a memoria da decenni. Ma se nel racconto di Zweig l’invisibilità degli oggetti ritratti rappresenta l’inganno, nel racconto di Pee Gee Daniel sono proprio gli oggetti ritratti a svelare via via l’inganno.

Non riveliamo ulteriori dettagli per lasciare intatta la curiosità ma vi anticipiamo che le pagine del romanzo, scritte con grande cura e rispetto per la nostra bella lingua, accompagnano piacevolmente il lettore alla scoperta della vera vacanza di Ingrid.

A proposito dei luoghi, come ci spiega Pee Gee Daniel, Karlsruhe, con il rigore, l’educazione e la disciplina innata di chi vi vive è posta in forte contrasto con la svagatezza e la cialtroneria mediterranea, in questo caso rappresentata da Riccione che assume una tale fondamentale rilevanza da diventare una sorta di co-protagonista, tanto da affiancare il nome di Ingrid sin dal titolo.

 

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