Il Cairo segreto di Naguib Mahfouz

CairoBaynal QasraynAlcune poche righe estratte dai suoi più famosi romanzi sono sufficienti per respirare la vera atmosfera del Cairo, luogo natio dello scrittore, dove, all’indomani della Rivoluzione del 25 gennaio 2011, si stanno delineando gli stessi scenari politici magistralmente abbozzati da Mahfouz nelle vicende dei suoi personaggi. Avvenimenti, quelli della Primavera araba in Egitto, che sono sicuramente da leggere come la volontà per ottenere un modello governativo sicuramente più democratico, ma soprattutto indipendente da qualsiasi ingerenza governativa straniera, e che, comunque, rimanga imbevuto in quel senso perenne di fervente religiosità che governa, e governerà per sempre, le regole del vivere civile in Egitto. A questo proposito, si legga la conversazione tra i due fratelli Ahmad e Abd al-Muni’m in occasione del funerale del re Fu’ad I, tratta dal romanzo Sugar Street di Naguib Mahfouz, che tratteggia, chiaramente, i sentimenti del popolo egiziano stanco di governi tiranni complici con le potenze occidentali, in quel periodo filo inglesi:

La strada del Muski era molto trafficata…. Toccando il braccio del fratello, Ahmad gli chiese: «dimmi che cosa provi». Abd al-Minu’m ci pensò un attimo e poi rispose: «Non so. La morte è sempre terrificante, specialmente la morte di un re. La processione del funerale era molto più frequentata di ogni altra che ho visto. Poiché non ho assistito ai funerali di Sa’d Zaghlul non posso fare confronti. Ma mi sembra che la maggior parte dei passanti fosse commossa e che le donne piangessero. Noi, egiziani siamo persone molto sensibili alle emozioni».

«Ma, veramente, ti sto chiedendo le tue sensazioni!»

Abd – al Mini’m ci pensò ancora un po’ mentre cercava di tenersi fuori dagli spintoni della gente. Finalmente, disse: «Io non lo amavo. Nessuno di noi lo amava. Così non ero triste, ma neppure felice. Ho seguito il feretro senza sentire nulla in ogni senso per quest’uomo, ma il pensiero di una persona così potente chiusa in una bara mi ha colpito, il vederla mi ha spinto a partecipare al funerale. L’onnipotenza di Dio è universale. Egli è vivo ed eterno. Mi auguro che le persone se ne rendano conto. Se il re fosse morto prima che la situazione politica fosse cambiata, una grande moltitudine di persone avrebbe gioito. E tu, quali sono i tuoi sentimenti?»

Ahmad, sorridendo, rispose: «Io non ho nessun tipo di amore per i tiranni, quale che sia la situazione politica».«Bene, ma che cosa senti alla vista della morte?»

«Non m’importa nulla di questi romanticismi malati»

«Allora eri contento?», gli chiese irritato Abd al-Muni’m. «Mi auguro di vivere abbastanza a lungo per vedere il mondo ripulito dai tiranni, qualsiasi titolo o reputazione possano avere».

Stettero in silenzio per un po’, la fatica aveva preso il meglio delle loro forze.

Poi Ahmad chiese: «Cosa succederà dopo?»

Con il suo tono di voce sicuro che lo contraddistingueva, Abd al-Muni’m rispose: «Faruk è solo un ragazzo. Egli non è così operativo né così vendicativo come su padre. Se tutto va bene, le negoziazioni avranno successo con il ritorno al poter del Wafd, le cose si calmeranno e l’era delle cospirazioni svanirà. Sembra che il futuro si metterà bene».

«E gli inglesi?», chiese Ahmad.

«Se le negoziazioni avranno esito positivo, diventeranno nostri amici e, di conseguenza, l’alleanza tra il Palazzo reale e gli inglesi contro gli egiziani sarà terminata. Allora, il re sarà costretto a rispettare la costituzione».

«Il partito dell’Wafd è meglio degli altri».

Citato dal romanzo di Sugar Street  di Naguib Mahfouz.

 Le caffetterie di Khan el Khalili, i quartieri popolari della Gamaleya, racchiudono il mondo più autentico della quotidianità dei cairoti: quello delle loro giornate passate chiacchierando tra una fumata di shisha e l’altra, tirando i dadi del gioco della tawla, intrecciando storie amorose, complotti politici attraverso occhiate e sguardi furtivi, il tutto imbevuto nel profumo di vapori intensi e speziati.

Un mondo, apparentemente, statico ma che, sotto sotto, nasconde il microcosmo sociale e politico della vita autentica egiziana popolare, da dove Mahfouz è partito per ambientare le storie dei suoi personaggi, le vicende della loro vita personale, sempre accompagnate dall’ubbidienza alle regole della religione musulmana vissuta quotidianamente.

Lo sfondo storico abbozzato nei suoi romanzi ma appena accennato tra le sue righe è altrettanto importante: si delinea la lotta per l’indipendenza dell’Egitto dalla Gran Bretagna fino alla destituzione della monarchia avvenuta ad opera di Gamal ‘Abd el Nasser nel 1952.

Le poche righe, qui sotto riportate, danno il senso del ritmo lento della narrazione tipica di Mahfouz ed il carattere schivo dei suoi personaggi, qualità, queste, che ben descrivono gli atteggiamenti del Cairo popolare più autentico, fatto di significati mai chiari, ma soprattutto sottintesi. Il corteggiamento fatto di occhiate furtive e ritmi regolari di frequentazione della caffetteria, posta in un vicolo della zona del suq di Khan al Khalili, di uno straniero, nel senso non nato in quella strada, rivolte alla giovane povera, ma bella ed ambiziosa, Hamida in cerca dell’opportunità della sua vita attraverso il matrimonio.

Da quella sera in poi si recava al vicolo del Mortaio. Arrivava nel tardo pomeriggio, si sedeva fumando la shisha, (pipa ad acqua), sorseggiando un tè…Hamida osservava il suo andare e venire, i suoi occhi ed il suo cuore, trepidanti, pregustavano quello che sarebbe stato. …Sebbene lo straniero fosse attento nel nascondere il motivo delle sue visite al caffè, non esitava a lanciare occhiate alla sua finestra. Ogni volta che la sua bocca si appoggiava sulla shisha, le sue labbra emettevano lievi fumate di vapore. Esalava il vapore alto nell’aria come se le stesse inviando un bacio oltre la finestra.

Citato dal romanzo Vicolo del Mortaio di Naguib Mahfouz.

La pacata descrizione, qui sotto riportata, della vista dal balcone della casa di Amina sposa, ma ancora ragazzina, del capo famiglia Ahmad Abd al Sayyed e rinchiusa in questa casa immensa del marito dopo il loro matrimonio, rende l’idea del sentimento di rassegnazione e di legittimità religiosa, che aiuta ad accettare il proprio destino, tipico dei personaggi di Mahfouz .

Amina, vivendo in completa solitudine e sottomissione ad un marito, più anziano e poco rispettoso nei suoi confronti, riesce a trovare un grande conforto ed una pace quasi religiosa proprio alla vista immobile nel tempo dei minareti antichi che si affacciano sulle strade sottostanti  e alla vista delle case che si vedono da quel balcone, protetto dalla mashrabiyya, che diventa il suo mondo preferito.

 Il balcone si affacciava su un antico edificio che ospitava una cisterna dabbasso ed una scuola ai piani superiori ed era situato nel mezzo della strada dei Due Palazzi. Due strade si incontravano in quel punto: al-Nahhasin, la strada dei ramai, che scendeva a sud, e la strada dei Palazzi che saliva a nord…In quel luogo, nulla attirava lo sguardo eccetto i minareti degli antichi seminari di Qala’un e Barquq, che apparivano in lontananza come giganti gaudenti in un’uscita notturna sotto la luce di un cielo stellato. Era uno scenario che era cresciuto con lei da più di un quarto di secolo, di cui non si era mai stancata.

Citato dal romanzo Tra i due Palazzi di Naguib Mahfouz

 Luoghi dell’immaginazione letteraria o toponomastica reale del Cairo? Che siano precisi, o no, i riferimenti citati nei romanzi di Naguib Mahfouz, poco importa. Con i luoghi ed i personaggi di Mahfouz si entra nel mondo più intimo e vero degli egiziani, nella loro vita quotidiana, scandita da ritmi ricorrenti, nel cuore del Cairo islamico vero e proprio, luogo della giovinezza di Mahfouz stesso. El Fishawy Caffetteria Khan el Khalili CairoDalla casa natale di Beit el Qady nel quartiere di al Gamaliya, alle caffetterie del suk di Khan el Khalili, di el Fishawi o el Kirsha, luoghi di osservazione prediletti dello scrittore, ai dintorni della moschea di el Husseyn, dove si trovava la sua scuola elementare, alla strada di Bayn el-Qasrayn, emerge un panorama sociale ed umano a tutto tondo, con i vizi e le virtù della società egiziana, profondamente condizionata da un senso di devota obbedienza e serena rassegnazione alle regole della religione musulmana, ma con segreti momenti di trasgressione.

Sicuramente il merito maggiore di Mahfouz tramite i suoi romanzi, ma, principalmente, nella sua opera principe della Trilogia del Cairo (pubblicata dopo la Rivoluzione del 1952), è stato quello di fornire dei ritratti letterari incastonati nello scenario del Cairo popolare, inaugurando uno stile letterario “realistico” del tutto nuovo nel mondo della letteratura araba moderna.

Altrettanto magistrale è stato, però, il suo contributo nel far percepire al lettore attento, attraverso le scelte politiche e di vita dei suoi personaggi, anti – eroi per eccellenza, quel sentimento di tollerante obbedienza e, al tempo stesso, d’insofferenza repressa del popolo egiziano nei confronti dell’occupazione britannica di quel periodo ma, più in generale, dell’ingerenza dei paesi stranieri occidentali negli affari del paese, che tanta parte ha avuto negli avvenimenti politici dell’Egitto contemporaneo.

Autore dell’articolo: Daniela Dicasagrande

Per le foto inserite nell’articolo ringraziamo Slow Travel to Egypt

Se siete interessati a scoprire il Cairo più autentico e segreto di Naguib Mahfouz vi suggeriamo di visitare il sito:  www.slowtraveltoegypt.com;

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