L’ Alessandria d’Egitto di Costantino Kavafis

Testo e immagini di Daniela Dicasagrande.

Costantino Kavafis, il poeta greco in terra d’Egitto, nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1863, nono figlio di una famiglia greca residente da tempo a Costantinopoli, l’odierna Istanbul. C. Kavafis vive l’Alessandria di fine ottocento e dei primi decenni del novecento,  quando Alessandria, in quel tempo, pur essendo la capitale culturale dell’Egitto e, quindi, propriamente una città africana, era una città decisamente europea o, forse meglio, transcontinentale e multiculturale. Ad attirare romanzieri, poeti, artisti europei fino alla metà del ‘900, era stata indubbiamente la bellezza di una città che i pascià ottomani, un secolo prima, avevano riempito di ville di stile italiano, palazzi in art déco, magnifici boulevard, ma anche di teatri, locali notturni, ristoranti, negozi, nel tentativo di modernizzare l’Egitto.

Hotel Metropole
Reception dell’hotel Metropole 4*, costruito nel 1902, caffè letterario ai tempi di C. Kavafis ed oggi albergo storico. Si ipotizza che sia stato edificato sul sito del tempio di Augusto, o meglio sul sito del Caesareum, dove Cleopatra si suicidò nel 30 a. C.

Non era perciò una città che accoglieva solo artisti ed intellettuali, tanto è vero che Kavafis era figlio di una famiglia appartenente all’agiata borghesia commerciale. Come lo erano altri personaggi, per esempio Marinetti e Ungaretti, nati rispettivamente nel 1876 e nel 1888, figli di italiani trasferitisi lì per lavoro e che in quello straordinario crogiuolo di etnie e culture diverse diedero vita ad una delle più esaltanti stagioni della cultura del Novecento. In quest’Alessandria cosmopolita, che sarebbe piaciuta al suo fondatore, il grande visionario e conquistatore che fu Alessandro Magno, C.  Kavafis ebbe la fortuna di nascere.  Abitò non lontano dal bar Pastroudis, Alessandria 1luogo di ritrovo di tutta l’intellighenzia della città, da Durrell a Forster a Ungaretti, da Somerset Maugham a Noel Coward, in un appartamento sopra ad un bordello, all’angolo di una chiesa, con vista sull’ospedale greco, al numero 10 di rue Lepsius, oggi ribattezzata con il suo nome. Su questo luogo  umile, ma

La finestra del soggiorno della casa di C. Kavafis in rue Lepsius n. 10, oggi a lui intitolata.
La finestra del soggiorno della casa di C. Kavafis in rue Lepsius n. 10, oggi a lui intitolata.

essenziale per la sua vita di uomo, scrisse rivelando tutta la sua consapevolezza del suo vivere: «Dove potrei vivere meglio di così, il bordello sfama la carne, la chiesa perdona i peccati e l’ospedale ci accoglie quando moriamo».

Alessandria
Il palazzo reale del Montazah sul lungomare, oggi ristorante ed albergo storico .

Capire la poesia di Kavafis significa immaginare un mondo antico, aureo,  che non esiste più, appunto, dove la storia finisce; la sua poesia scrive quello che la storia tralascia. Quasi tutte le poesie storiche di Kavafis sono poesie sospese in un tempo senza tempo, tra il passato ed il presente: il passato  storico ormai decaduto dell’ Alessandria  ellenistica e del tardo impero romano e quello, talvolta, autobiografico. I riferimenti storici sono l’ occasione e il pretesto per un’amara riflessione etica sulla storia e sul presente, per una triste fine e “nostalgia” di un tempo storico che inesorabilmente non torna più.

Una delle sue più famose poesie, qui di seguito riportata, tratta proprio la triste sorte di Alessandria che viene abbandonata dagli Dei.

Il Dio abbandona Antonio

Come s’udrà, d’un tratto, a mezza notte,

invisibile tìaso passare

tra musiche mirabili, canoro,

la tua fortuna che trabocca ormai,

le opere fallite, i tuoi disegni

delusi tutti, non piangere in vano.

Come pronto da tempo, come un prode,

salutala, Alessandria che dilegua.

Non t’illudere più, non dire: «è stato

un sogno», oppure «s’ingannò l’udito»:

non piegare a così vuote speranze.

Come pronto da tempo, come un prode,

come s’addice a te, cui fu donato

d’una città sì grande il privilegio,

va’ risoluto accanto alla finestra:

con emozione ascolta e senza preci,

senza le querimonie degl’imbelli,

quasi a fruire di suprema gioia, i suoni,

gli strumenti mirabili di quell’arcano tìaso,

e saluta Alessandria, che tu perdi.

Traduzione di Filippo Maria Pontani da Poeti greci del Novecento, Meridiani Mondadori, 2010

L’amore di Kavafis, direi quasi ossessione mentale e dipendenza fisica, per Alessandria, la sua città che, sebbene, non sia più la grande capitale ellenistica, lo continua a stregare e non lo lascia andare via si legge palesemente in quella poesia che le ha dedicato e che meglio rappresenta il suo stato di vita, la sua “geografia emozionale” legata a Lei, la sua Città:

La Città

Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.

Un’altra città, più amabile di questa, dove

ogni mio sforzo è votato al fallimento,

dove il mio cuore è sepolto come un morto,

ci sarà pure. Fino a quando patirò questo mio sfinimento?

Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,

della mia vita consumata qui, non vedo

che nere macerie e solitudine e rovina”.

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.

La città ti seguirà. Andrai vagando

per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.

Imbiancherai in queste stesse case. Sempre

farai capo a questa città. Altrove, non sperare,

non c’è nave non c’è strada per te.

Poiché sciupando la tua vita in questo angolo discreto

tu l’hai sciupata su tutta la terra.

Ed è proprio ad Alessandria, la sua città  ormai decaduta, che morirà nel 1933, presso l’ospedale greco, la cui vista dal suo appartamento gli era stata così cara e consolatoria per tutta la sua vita.

Per un breve soggiorno alla ricerca dell’Alessandria classica e dei luoghi di C. Kavafis, visitate il sito:

http://www.slowtraveltoegypt.com/slow/category/trips/alexandria-around/, programma “Alessandria: città della Memoria”,  oppure contattateci scrivendo a: info@slowtraveltoegypt.com

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