Bruce Chatwin. Natale in Patagonia

Luoghi d’Autore si trova a Cremona, presso l’Hotel Astoria, per preparare il prossimo appuntamento della rassegna “UnAstoria con l’Autore” previsto per il 19 Gennaio 2019. La data non è casuale, desideriamo ricordare Bruce Chatwin a trenta anni dalla scomparsa, avvenuta il 18 Gennaio del 1989. Saremo in compagnia di Maurizio Furgada, autore del libro Patagonia. Un viaggio sulle tracce di Bruce Chatwin, vincitore nel 2012 del premio Letterario-Editoriale “L’Autore”.

In questi giorni, rileggendo lo scritto più celebre di Chatwin, In Patagonia,  abbiamo ritrovato alcune pagine ambientate nel periodo natalizio. E così, come augurio di Buone Feste e per ricordarvi il nostro appuntamento di gennaio a Cremona, città della Musica e Capitale della Liuteria, abbiamo deciso di proporvi alcuni brani tratti da queste pagine, in cui protagoniste indiscusse sono la limpida scrittura di Chatwin, le festività natalizie  e la Musica. Che felice combinazione!

“A Gaimàn la moglie del maestro di scuola mi fece conoscere il pianista, un ragazzo esile, nervoso, con una faccia emaciata e occhi che il vento faceva lacrimare. Aveva mani forti e rosse. Le signore del coro gallese lo avevano preso sotto la loro protezione e gli avevano insegnato i loro canti. Aveva preso lezioni di piano e ora stava per partire per Buenos Aires, a continuare gli studi al Conservatorio. […] Durante le vacanze di Natale padre e madre andarono al mare col figlio maggiore, lasciando Anselmo solo a esercitarsi.

[…] Anselmo aveva per la cultura europea quell’autentica, cieca passione che ha chi vive in esilio. Quando il padre lo faceva smettere di sonare, andava a chiudersi a chiave in camera a leggere pagine di musica o le vite dei grandi compositori in una enciclopedia musicale. Stava imparando a sonare Liszt e faceva domande complicate su Villa d’Este e l’amicizia con Wagner. Ma io non ero in grado di aiutarlo. I gallesi lo coprivano di attenzioni. Il primo soprano gli aveva mandato a Natale una torta di frutta. E il tenore, un giovane agricoltore che Anselmo aveva accompagnato al pianoforte all’Eisteddfod, gli aveva mandato un piatto su cui erano dipinti un pinguino, un leone marino e un’ostrica. Aveva gradito molto questi regali. «É per quello che faccio per loro» disse. «E adesso suonerò la Patetica. Va bene?»

La stanza era spoglia, all’uso tedesco, bianca e con tendine di pizzo. Fuori il vento sollevava nuvole di polvere nella strada e faceva ondeggiare i pioppi. Anselmo andò a un armadio e tirò fuori un piccolo busto in gesso di Beethoven. Lo pose sul piano e cominciò a sonare.

L’esecuzione era notevole. Non potevo immaginare una Patetica migliore in quel lontano Sud. Quando finì disse: «Adesso suonerò Chopin. Va bene?» e sostituì il busto di Beethoven con uno di Chopin. «Preferite i valzer o le mazurche?».

«Le mazurche».

«Suonerò la mia preferita. L’ultimo pezzo composto da Chopin».

[…] veniva da pensare di essere in presenza del genio.”

Cit. da Bruce Chatwin, In Patagonia, Milano 1999, pp. 39-41.

 

 

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