Con Joseph Roth per lo Schillerpark di Berlino

Negli anni Venti del Novecento lo scrittore Joseph Roth, durante il suo soggiorno a Berlino, collaborò con alcuni quotidiani (in particolare con «Frankfurter Zeitung»). Gli articoli di questo periodo ci restituiscono il ritratto appassionato e fedele della Capitale, in continuo movimento, fra piazze, cinema, teatri, grattacieli di nuova costruzione e parchi.

s-l1600Il libro Le bettole di Berlino  (Garzanti, traduzione di Giulia Frare) raccoglie alcuni di questi articoli dedicati alla metropoli tedesca che Roth , nel 1930, definì «una giovane e sfortunata città del futuro», la cui  «tradizione ha una carattere frammentario». Le pagine più intense sono dedicate allo Schillerpark di Berlino, il parco dedicato al Poeta Schiller nel Centenario della sua scomparsa. 

Scrive Roth: «Lo Schillerpark si apre inaspettatamente a nord della città, una perla rara […]: un parco in esilio. […] Ciò che gli è rimasto sono i salici piangenti e il suo seguito, i guardiani del parco. Questi sono persone taciturne e probabilmente meritevoli, poichè hanno un lavoro che non corrempe l’animo. […] Mi piacerebbe sapere cosa fanno in inverno. É quasi impensabile che possano lasciare il parco e abitare in una casetta insieme a moglie e figli. […] Quando si chiede loro qualcosa riflettono a lungo prima di dare una risposta. Sono sempre circondati da un’aura di solitudine […]

joseph-roth-in-berlinLa gente che vive nella zona dello Schillerpark evidentemente la mattina lavora. Per questo il parco è deserto come se fosse proibito entrarci.[…] Alle tre del pomeriggio arrivano i bambini con le palette, le vanghe e le mamme. Appoggiano le mamme sulle larghe panchine bianche e trotterellano verso la sabbia. La sabbia è stata inventata dal buon Dio apposta per i bambini, così che questi, nella saggia consapevolezza del gioco, rappresentano lo scopo e il senso delle attività terrene. Spalano la sabbia da un posto mettendola in un secchiello di latta, la trascinano in un altro posto e lì la rovesciano. Poi arrivano altri bambini che riportano il cumulo di sabbia lì da dove veniva. E questa è la vita». 

Poco dopo Roth scrive: «Anche nello Schillerpark le foglie cadono dagli alberi in autunno, ma non rimangono per terra. Al Tiergarten, per esempio, un viandante malinconico può addirittura guadare tra le foglie. Questo provoca un fruscio poetico e rende l’animo pesante. Invece nello Schillerpark la gente del quartiere di Wedding raccoglie ogni sera le foglie, le fa asciugare e le usa per scaldarsi durante l’inverno.

Il fruscio è un lusso, come se la poesia fosse contro natura senza il riscaldamento centrale».

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