Giorgio Bettinelli, una Vespa d’Autore

La scrittura schietta di Giorgio Bettinelli racconta le emozioni del suo difficile viaggiare: migliaia di chilometri percorsi in Vespa in giro per il mondo, realizzando un’incredibile impresa nella duplice veste di viaggiatore e scrittore. Il viaggiatore Bettinelli è però soprattutto scrittore proprio per il modo con cui affronta il viaggio e per la capacità di memorizzare, interiorizzare e sublimare tutti i momenti, luoghi e incontri del suo girovagare. Anche Vinicio Capossela, che lo ha conosciuto personalmente, sembra essere di questa opinione;  in occasione della sua scomparsa, ha infatti scritto: 20140111_124150«Questo girare era un’elaborazione della sua vocazione alla scrittura. Tutto quel viaggiare non avrebbe avuto senso se non fosse stata materia da rielaborare sulla pagina, perché era la pagina la vera rotta del suo viaggiare. Giorgio è stato prima scrittore che viaggiatore». Giorgio Bettinelli è venuto a mancare nel 2008 per un improvviso malore, si trovava in Cina, dove viveva da qualche anno, e stava lavorando ad un racconto di viaggio in Tibet. Tutti i precedenti viaggi sono stati raccontati in questi quattro volumi editi da Feltrinelli: In Vespa. Da Roma a Saigon (1997), Brum Brum. 254.000 chilometri in Vespa (2002), Rhapsody in black. In Vespa dall’Angola allo Yemen (2005), La Cina in Vespa (2008). Eppure tutto è nato quasi per caso: come lui stesso ha raccontato nel primo volume, aveva lasciato Roma ed oramai da diversi mesi si era stabilito a Padangbai, una località poco turistica di Bali. Qui, suo malgrado, ricevette una vecchia e sgangherata Vespa quale compensazione di alcuni piccoli prestiti e rimessa a nuovo per pochi soldi, alla scadenza del suo visto, decise di percorrere un primo “breve” viaggio che da Bali lo condusse a Medan per poi raggiungere in volo Singapore; che Bettinelli sapesse e potesse cavarsela ovunque lo si apprende sin dalle prime pagine del suo primo volume: «Assicurazioni? Bolli? Passaggi di proprietà? Inutile dire che queste cose sono assolutamente marginali o perlomeno facoltative da quelle parti; e soprattutto lo erano per me e per il mio carattere che diventava sempre più naif a ogni soggiorno indonesiano, quasi ce ne fosse ancora bisogno». Poco dopo, ritrovata la sua patente di guida, aggiunse: «La patente non era certo di quelle internazionali, come sarebbe obbligatorio in Indonesia per guidare un veicolo con un passaporto straniero, ma pensai subito che la “I” di Italia stampata sul rosa della prima pagina avrebbe potuto tranquillamente, all’occorrenza, essere contrabbandata per la “I” di International».  E andò proprio come aveva ipotizzato. Dunque, sebbene il viaggiatore Bettinelli non sapesse neanche nulla di motori, come del resto lui stesso ammise, il suo spirito e la sua innata voglia di avventura non lo fecero desistere dall’idea che lentamente maturò in lui: raggiungere il Vietnam dall’Italia e in Vespa, attraversando ed esplorando dieci paesi fra cui  la Turchia, l’Iran, il Pakistan, l’India, il Bangladesh, la Birmania e la Thailandia : 24.000 chilometri percorsi fra il luglio del 1992 e il marzo del 1993, un viaggio «che in certi momenti mi era quasi sembrato dovesse durare in eterno, e che invece è ormai finito», così scrisse al suo arrivo a Saigon. E quando volle spiegare il perché del suo viaggiare, che a volte gli valse anche l’appellativo di Mr  Vespa, scrisse: «questo stakanovista impegno impostomi da nessun altro se non da me stesso mi comunicava chilometro su chilometro una voluttà aspra, una frenetica voglia di continuare, chissà verso dove, chissà fino a quando, per fermarmi in chissà quale città o villaggio, oppure non fermarmi  affatto; continuare, continuare! […] strada facendo sempre più mi rendevo conto di quanto gusto mi desse viaggiare con un mezzo mio, col quale potersi fermare dove si vuole e ripartire quando si vuole, col quale potersi immergere in maniera diretta in tutto quello che ti circonda[…]». Il racconto della sua prima impresa da Roma a Saigon è da poco disponibile anche in vietnamita;  il volume In Vespa è stato infatti tradotto e presentato lo scorso 20 settembre nella capitale vietnamita Hanoi, presso Casa Italia, alla presenza dell’ambasciatore italiano Lorenzo Angeloni che fra l’altro ne ha curato la prefazione; e proprio del Vietnam, visitando l’antica città imperiale di Huê, Bettinelli ha scritto: «Il Vietnam mi sembra di giorno in giorno il paese più bello che abbia mai attraversato».

Abbiate o non abbiate visitato i luoghi descritti da Bettinelli, la lettura dei suoi libri ha la duplice capacità di far rivivere quanto visto e vissuto e sognare quanto ancora è sconosciuto.

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