Il volto di Cadice sulle note di Manuel de Falla

Quando nel novembre del 1876 vi nacque Manuel de Falla, uno dei più importanti compositori spagnoli, Cadice non era più il riferimento commerciale dei primi decenni dell’Ottocento, ugualmente la borghesia proponeva un’intensa vita culturale dedicando molto spazio alla musica, alla letteratura, al teatro. Trascorsero in questa atmosfera gli anni dell’infanzia e della giovinezza del compositore gaditano che pur avendo vissuto in seguito in altre città spagnole, come Madrid e Granada, rimase sempre molto legato alla sua città di origine.

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A quasi 140 anni dalla sua nascita Cadice sembra però sfruttare poco la ricchezza di aver dato i natali a una figura di tanto peso: Manuel de Falla con Pablo Picasso e Federico García Lorca rappresenta una delle tre figure spagnole più brillanti dell’arte e della cultura del ventesimo secolo.

Cadice ha molte risorse da offrire ai visitatori, dal teatro romano alla Cattedrale, dalle spiagge al mare, dal dedalo di vie del Casco Antiguo alle ampie e luminose piazze, dai ristorantini alle tapas del Mercato Centrale. Durante il nostro viaggio sulle tracce del compositore ci siamo accorti però che il volto di de Falla, forse noto in tutta la Spagna perché un tempo presente su una banconota di 100 pesetas, non viene mai proposto nella sua città di origine. Se nelle terre verdiane tutti sono in grado di riconoscere l’immagine di Giuseppe Verdi che viene fortemente sfruttata turisticamente, a Cadice vi sono poche indicazioni. Eppure fu proprio in questa città che de Falla ricevette i primi importanti stimoli culturali.

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Sua madre e suo nonno gli diedero le prime lezioni di pianoforte e solfeggio; fu un’amica di sua madre, Eloisa Galluzzo, eccellente pianista, ad occuparsi di lì a poco della sua formazione tecnica iniziale. Ma prima di decidere che la musica fosse il suo destino, il giovane Manuel avvertì una vocazione letteraria votata alla prosa più che al verso. Fondò ben due riviste letterarie, El Burlon e El Cascabel. Creò inoltre la città immaginaria di Colon, un mondo a sua misura, un’utopia, in cui la musica occupava un posto di rilievo.

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Di lì a poco con gli anni della adolescenza tutto gli divenne chiaro e decise di dedicarsi completamente alla composizione; con atteggiamento di grande umiltà si concentrò sulla musica, e come ebbe modo di spiegare in una lettera al suo biografo Roland-Manuel, questa «vocazione si fece tanto forte che addirittura arrivai a provare paura, perché le illusioni che risvegliava in me stavano tanto più in alto di quello che credevo essere capace di fare. Non lo dico da un punto di vista puramente tecnico […] ma da un punto di vista della ISPIRAZIONE, nel vero e più alto senso della parola; questa forza misteriosa senza la quale […] non si può realizzare niente di veramente utile, e di quello io mi sentivo incapace».

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Negli anni di Cadice Manuel de Falla compose poche opere, si ricordano Melodia e Romanza, brani composti entrambi per violoncello e piano e dedicati al violoncellista Salvador Viniegra di cui de Falla frequentava il salone musicale. Ma quando anni dopo dovette menzionare un’opera giovanile, l’unica che ritenne degna di qualche interesse fu un Notturno, composto a Cadice nel 1896 e eseguito da lui stesso sempre a Cadice nel 1899. Un’opera di estetica totalmente “romantica” che esprime il suo amore e la sua ammirazione per Chopin.

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Accompagnati dalla melodia del Notturno, vaghiamo per le vie della città e raggiungiamo il numero 3 di Plaza de Mina: una targa commemorativa ci ricorda che questa è la casa natale dell’artista; proprio accanto troviamo una bella libreria che porta il nome del compositore; beviamo un caffè nei pressi del Gran Teatro Falla a lui intitolato dal 1926. Anche il Conservatorio è dedicato a de Falla; apprendiamo che ogni anno a maggio si tiene il Festival Iberoamericano de la Música “Manuel de Falla”, un importante appuntamento molto atteso dagli amanti della musica classica. In una cripta della Cattedrale sono conservati i resti mortali di de Falla che morì in Argentina nel novembre del 1946, dieci giorni prima di compiere settanta anni.

Il nostro viaggio sulle tracce del compositore gaditano è terminato. Come Lorca nella letteratura e Picasso nella pittura de Falla ha espresso fortemente le radici andaluse nella musica; ci sembra a questo punto naturale ricordare queste parole di Edoardo Galeano: «Mi ero perso camminando per le strade di Cadice, grazie al mio acuto senso del disorientamento, quando un buon uomo mi salvò. Lui mi indicò come arrivare al mercato vecchio, e a qualunque altro posto nei cammini del mondo: fai quello che la strada ti indica».

Per l’immagine di copertina e le foto qui in alto su Cadice ringraziamo Getyourguide.it e vi invitiamo a visitare il loro sito per maggiori informazioni.

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